08/09/2019

IL NOME NECESSARIO

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Il Mediterraneo è un grande cimitero dove riposano migliaia di corpi senza nome. Sono oltre diecimila le persone che negli ultimi quattro anni hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le coste europee. Dal 2013 al 2017 Cristina Cattaneo, direttrice del LABANOF (Laboratorio di antropologia e odontologia forense) dell'Università Statale di Milano, ha cercato di ridare un volto ad alcune di queste vittime. Dopo il disastro di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e ancora in occasione del naufragio al largo della Libia nell'aprile 2015, Cattaneo è stata chiamata con i suoi assistenti a raccogliere tutti gli elementi utili al riconoscimento dei corpi recuperati. Un lavoro meticoloso e paziente, che ha permesso di rimettere insieme i frammenti di queste vite spezzate e di restituire ad esse un'identità. «Dai tempi di Omero sappiamo che identificare i morti è un aspetto centrale della nostra cultura», ci ricorda l'autrice di Naufraghi senza volto: «una madre che cerca il corpo del figlio morto e non lo trova, non può iniziare a elaborare il lutto». La incontra la giornalista Francesca Mannocchi.

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