PERCORSO TEMATICO 17.03.20

Voci di madri. Diritti, echi e vuoti

a cura di redazione archivio

Un percorso tra i silenzi e le parole dell’essere madri, tra le pagine di romanzi che raccontano i legami ancestrali con i propri figli. Un percorso tra le parole di scrittrici che hanno dato alla luce romanzi profondi e che in un qualche modo possono cambiare la vita.

Ma speaks’up

Ma speaks’up – così si intitola la versione americana del libro di Marianne Leone, un inno alle parole incisive, non urlate, ma forti e decise.
Un romanzo che racconta la lotta per il riconoscimento dei diritti civili di Jesse, il figlio di Marianne e del marito Chris Cooper. Una lotta che non si lascia fermare, implacabile, che difende le grandi e le piccole conquiste della vita, le sfide e i momenti gioiosi vissuti insieme. Marianne parla ad alta voce anche del suo dolore, senza tabù, lo racconta ai suoi lettori senza maschere, affinché li possa ispirare nelle proprie lotte quotidiane.
Il silenzio di Jesse dall’altro lato è pieno di parole, che si traducono nei versi che scrive sul suo pc e nei suoi occhi con i quali comunica con i suoi amici, senza barriere e con i suoi genitori, che hanno compreso quali sono i suoi bisogni. È così infatti che hanno imparato la strada verso l’amore totalmente incondizionato.

On the inside, I walk
On the outside, I give
On the outside, I am mute,
On the outside, I give
On the inside, I speak
On the inside, I walk

La prima poesia di Jesse, 10 anni.

 

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Racconti di paesaggi sonori

L’Archivio dei bambini perduti di Valeria Luiselli racconta un roadtrip di una famiglia composta da due giovani genitori e i loro due bambini, attraverso il confine messicano. Intraprendono questo viaggio con lo scopo di documentare paesaggi sonori; lui vuole raccogliere le storie degli Apache, «l’ultimo popolo libero d’America, l’ultimo ad arrendersi», mentre la moglie si propone di raccogliere le esperienze e i suoni dell’emergenza dei bambini che attraversano la frontiera da soli.

Alla loro storia personale e di vita familiare, si intrecciano le vecchie storie delle tribù apache, raccontate in macchina come fiabe, e la narrazione più contemporanea dei minori invisibili che intraprendono il viaggio verso la salvezza, in un’unica polifonia di racconti e di voci. Una polifonia che dà voce a tutti quelli, in particolare i bambini, che ne sono stati privati.

Le ore passate in viaggio sono anche occasione per confrontarsi con le visioni dei due figli, di cinque e dieci anni, che cercano di capire perché bambini della loro stessa età viaggiano da soli, dove stanno andando e quali pericoli che stanno correndo, con ragionamenti originali, intelligenti, anche commoventi.

 

Clicca qui per ascoltare l’audio dell’evento o vedere il video dell’intervista a Valeria Luiselli fatta dai ragazzi della redazione di Festivaletteratura

Madri di carta

I due romanzi – Settanta acrilico trenta lana di Viola di Grado e Mia madre è un fiume di Donatella di Pietrantonio – hanno in comune le figure di madri, donne autoritarie e rigide che – a causa della malattia – hanno perso il controllo di loro stesse. I rapporti madre – figlie, ormai alienati, vengono capovolti e sono accomunati da una grande sofferenza di fondo.
Nel primo caso, il rapporto è segnato dal tragico evento della morte del padre e si rafforza nel culto del dolore in un amore profondo e caratterizzato da una sorta di anoressia verbale, che si traduce in dialoghi di sguardi e intese.
Nel caso del libro di Donatella Di Pietrantonio, il rapporto madre-figlia si trova a dover essere ricostruito, attraverso le parole e la narrazione, che devono riempire i buchi della memoria e rielaborano quel rapporto andato storto fin dall’inizio. Una complessa rete di sentimenti e parole che cela un grande amore, ricordi dolci e crudeli pieni di vita e verità.

 

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