09/09/2004

Jonathan Carroll


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«Jonathan Carroll apre una finestra che non immaginavi esistesse e ti invita a guardarci dentro»: l'amico Neil Gaiman così descrive la scrittura unica e immaginifica dello scrittore americano che con i suoi romanzi ("Mele bianche e l'ultimo Il mare di legno") si è creato un marchio di fabbrica unico, fatto di uno stile insieme, comico, surreale, romantico e indimenticabile. Lo presenta il giornalista Massimo Vincenzi.


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Ci dice Jonathan Carroll che lo scopo intimo dei suoi libri è di far rinascere in lettori adulti il sentimento della meraviglia che provavano con facilità quando erano bambini. I suoi sono romanzi difficilmente etichettabili, e a Carroll stesso non piace essere incasellato in un genere. Definisce le sue opere delle insalate miste, dove c'è un po' di tutto: l'amore, il mistero, la violenza, il divertimento, il soprannaturale, la filosofia. Perché la vita è contraddittoria, a volte è così terribile che per reazione ci mettiamo a ridere, ci diciamo: «tanto, peggio di così!». A volte, proprio nei momenti in cui fila tutto liscio, abbiamo l'impressione che sotto sotto ci sia una nota stonata e ci sentiamo tristi. Nei suoi libri Carroll non sfugge alle contraddizioni, anzi le porta oltre i limiti dell'assurdo, creando situazioni incredibili (ad esempio: cani parlanti, uomini adulti che incontrano e dialogano con se stessi adolescenti o in età avanzata), descritte come qualcosa di assolutamente naturale.

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