05/09/2008

QUELLI CHE NON COMPAIONO NELLE FOTO UFFICIALI


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Il nome di Eduardo Galeano resta legato a "Le vene aperte dell'America Latina", il libro con cui, nel 1971 - prima dell'avvento di molte delle dittature che avrebbero insanguinato il suo continente -, lo scrittore uruguaiano dimostrava con passione lo sfruttamento sistematico dei paesi sudamericani da parte dell'occidente. Negli anni a seguire non è venuto meno l'impegno civile di Galeano che, ai libri di denuncia, ha affiancato un'opera di raccolta di miti, racconti, aneddoti delle genti delle Americhe, dalle grandiose "Memorie del Fuoco" alle più poetiche "Parole in cammino". Lo incontra lo scrittore Pino Cacucci.


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La serietà la si fa con ironia. È stata in parte questa la lezione che Eduardo Galeano ha fatto nel cortile di palazzo San Sebastiano. Presentato dal brillante scrittore Pino Cacucci, Galeano ha letto e commentato piccole storie tratte da il suo libro "Espejos". Racconti brevi, taglienti, intensamente ironici ed emblematici; animati dai soggetti più diversi. Per fare solo alcuni esempi: uno sui neri d'America e il loro sangue, uno su Alan Turing e la sua omosessualità, uno sull'economia e il suo valore aggiunto, un altro sui muri del mondo e la loro immensa invisibilità, per giungere infine ad interrogarsi sul mondo delle macchine che predomina quello dell'uomo. Temi altri, diversi, soggetti sotto gli occhi di tutti ma spesso talmente vicini da essere invisibili ai più. E che resterebbero tali se nei suoi racconti non arrivasse l'ironia come taglio finale, come abbaglio vigile di un uomo che non dice, denuncia; non racconta, illumina; non critica, rende le cose esattamente quali sono. Così, accettate ma inaccettabili.
Sfora sulla politica Galeano, spinto magnificamente dal Cacucci. «I folli governano il mondo» dice parlando dell'America, «Ma in fondo è sempre stato così. Solo che mai è successo che fossero eletti per ben due volte!».
Applausi.
«Ma ci sono alcuni Stati dove li hanno votati persino quattro!».

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