06/09/2008

DONNE CHE SCRIVONO GIALLI


2008_09_06_129

Anche in Italia la letteratura gialla si tinge spesso di rosa: non perché indulga particolarmente al sentimentale, ma perché a risolvere gli enigmi (e a scrivere le storie) troviamo più donne di quante non pensiamo. Un esempio è la «profia», protagonista dei romanzi di Margherita Oggero (da "La collega tatuata" a "L'amica americana"), un'insegnante di lettere che non sa stare lontana dai casi misteriosi. Raffaella Romagnolo invece, per il suo "L'amante di città", ha scelto un protagonista maschile (il maresciallo De Luigi). Le due scrittrici si confrontano in compagnia di Massimo Cirri.


L'evento 129 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso la Casa del Mantegna alle ore 11:15.

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«È la prima volta che vedo una pentola a pressione da dentro». Ore 15.00 del quarto giorno di Festivaletteratura, Cirri non si smentisce mai ed è con una battuta che introduce, in un caldissimo Teatro Bibiena, l'incontro con Margherita Oggero e Raffaella Romagnolo. I problemi sembrano però continuare con la prima domanda, la prima domanda seria, si intende, visto che Cirri il caldo non sembra patirlo molto e infila una battuta dietro l'altra: «Parliamo nello specifico della letteratura gialla femminile». A quanto sembra, chi ha scelto il titolo dell'evento, almeno a parere delle due autrici, ha sbagliato in pieno. La differenza tra gialli scritti da uomini e quelli scritti da donne non è poi tanto grande. Forse le donne sono più attente ai particolari, ma niente di rilevante. Ed è bello così. Secondo entrambe infatti la letteratura serve proprio a questo, «a dare una visione aperta», e affidarsi ai target è ciò che di peggio si può fare. Si passa quindi a parlare dei libri, rispettivamente "Il rosso attira lo sguardo" e "L'amante di città", delle loro passioni, dei luoghi utilizzati nei loro racconti e dell'amore per il giallo, «giallista convinta» la prima, «ancora incerta» la seconda. Comune è la voglia di rappresentare uno spaccato di quotidianità, di narrare di personaggi che piacciono semplici, che lottano per vincere e non assomigliano di certo a degli eroi. E se i lettori li amano tanto è proprio perché vi si riconoscono. Altra cosa in comune, la confessione di uno dei motivi per cui hanno iniziato a scrivere gialli: «la vendetta». Chi di un professore, chi di una collega, entrambe si sono vendicate di qualcuno non particolarmente gradito nella vita reale uccidendolo nel libro. Ogni motivo è buono per iniziare a scrivere!

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