06/09/2008 - Inedita energia

INEDITA ENERGIA
. Inediti di grandi autori del Novecento per la rivista Il Gatto Selvatico, diretta da Attilio Bertolucci 


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Enrico Mattei nel 1955 affidò al poeta Attilio Bertolucci il compito di realizzarre la rivista aziendale di Eni, "il Gatto selvatico". Il risultato di questa collaborazione è un mensile elegante e colto ma al tempo stesso capace di essere accessibile anche ad un pubblico non esperto. Tra le pagine del mensile, già dai primi numeri, compaiono racconti ad opera di scrittori importanti: Anna Banti, Giuseppe Berto, Giovanni Comisso, Giuseppe Dessì, Carlo Emilio Gadda, Natalia Ginzburg, Raffaele La Capria, Gianna Manzini, Goffredo Parise, Leonardo Sciascia, che scrivono per l'azienda piccole storie originali, in gran parte rimaste inedite spesso illustrate dal talento di Mino Maccari. Un patrimonio culturale importante, un giacimento sconosciuto che Eni ha deciso di esplorare e proporre al grande pubblico. 


L'evento 142 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Teatro Bibiena alle ore 15.00.

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Italiano

Stefano Lucchini, attuale direttore delle relazioni esterne dell'ENI, presenta con orgoglio "Il gatto selvatico" rivista fondata da Enrico Mattei nel 1955. La rivista fu una pubblicazione aziendale mensile con duplice intento: di informazione del personale tutto, che avrebbe trovato un punto d'incontro anche a chilometri di distanza, e di intrattenimento con l'inserimento di quiz e rubriche. Il curatore della rivista fu Attilio Bertolucci, del quale Gabriella Palli Baroni, critico letterario, enuncia le innumerevoli qualità. In particolare viene sottolineato il tono elevato scelto da Bertolucci, il quale inserisce articoli di autori autorevoli del calibro di Eliot e Joyce. Corrado Augias ha selezionato alcuni articoli della rivista e ne ha estratto alcuni stralci letti da Neri Marcorè. Sciascia, Banti, Berto, Parise ed ultimo Gadda. Il pubblico è deliziato, il tempo è poco e Mario Pirani, capo ufficio stampa dell'ENI all'epoca di Mattei, termina con una frase di Giorgio Fuà: «Si aveva l'impressione che l'ENI svolgesse una funzione di civiltà non solo perchè creava posti di lavoro, ma perchè rendeva il mondo migliore».

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