10/09/2009 - Annali di storia

GLI ITALIANI SONO ORMAI UN POPOLO DI PECORE
. Riflessione e inazione della Chiesa di fronte alla disgregazione civile e politica dell'Italia


2009_09_10_015

«In questi momenti così delicati e difficili occorrerebbe tener i nervi a posto, calmare - non eccitare - il popolo, esortarlo alla serietà per affrontare con cosciente fermezza le inevitabili privazioni a cui deve andare incontro... (...) E il papa può tacere? Quando la situazione è così preoccupante può la più alta autorità morale rimanere nel più assoluto mutismo?». Segretario di Stato con Giovanni XXIII, Domenico Tardini già nel 1935 collaborava al «ministero degli esteri» della Santa Sede. Dalle pagine di un suo memorandum di quell'anno emerge in modo evidente come la Chiesa interpretasse lucidamente il disastro dell'Italia a guida fascista e restasse ferma. Un atteggiamento - secondo lo storico Alberto Melloni - che richiama molto da vicino quello attuale.
 Sempre più di frequente ci sentiamo spiazzati di fronte agli eventi di oggi, come se fossero totalmente 'nuovi'. Uno sguardo a quanto è successo solo pochi decenni fa può invece risultare di grande aiuto per capire quello che stiamo vivendo. Con gli "Annali di storia" Festivaletteratura propone la lettura di alcune questioni del mondo contemporaneo alla luce di documenti e testimonianze del recente passato.


L'evento 015 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente non era prevista la presenza di Don Giuseppe Giussani e Lucia Ceci.

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Italiano

Con questo incontro si apre un ciclo denominato "Annali di storia", nato dal reale interesse nei confronti di avvenimenti contemporanei della politica e della società. Il proposito, tramite la rilettura di documenti storici e la voce di studiosi ed esperti, è quello di trarre riflessioni utili sulla situazione odierna, esplorando e ritrovando dinamiche tuttora attuali. «Ci sono problemi che non si risolvono apparentemente mai» dice infatti Alberto Melloni, docente di Storia del Cristianesimo all'Università di Modena e Reggio-Emilia.
Il tema oggi affrontato nella splendida cornice di Palazzo della Ragione - oggetto di grande interesse per un pubblico molto vasto - verteva sulla posizione tenuta dalla Chiesa durante il regime fascista, in particolare durante la guerra in Etiopia, primo evento di risonanza globale dopo la Conciliazione, che meritò l'attenzione della stampa di tutti i paesi esteri e valse moltissimi appelli alla Santa Sede, rimasti, tuttavia, inascoltati.
Lucia Ceci, storica e docente universitaria intervenuta oggi, ha commentato il manoscritto del 1935 di Monsignor Domenico Tardini, allora Sostituto agli Affari Ecclesiastici Straordinari, da lei stessa rinvenuto nell'Archivio Segreto Vaticano. Tale documento, cui ha prestato la voce don Giuseppe Giussani, critica aspramente la condotta di Mussolini durante la guerra in Etiopia e prende posizione anche contro i facili entusiasmi degli alti prelati, incitando la Santa Sede a manifestare il proprio dissenso nei confronti di ciò che sta accadendo.
Il quadro tracciato ci fa capire quanto la Chiesa avesse la possibilità di intervenire, ma che, nonostante questo, non avesse mai preso posizioni ufficiali decise dopo i Patti lateranensi del '29 e non si fosse mai presa la responsabilità del proprio silenzio.
Dopo averci fornito quest'analisi del documento storico, però, gli ospiti hanno preferito non abbandonarsi a parallelismi scontati e lasciare il proprio pubblico libero di trarre spunti e riflessioni, invitandolo ad indagare le cause degli eventi e storici e non solamente ad additarne le colpe ai protagonisti.

Proprio da un documento, da un memorandum del 1935 di monsignor Domenico Tardini, all'epoca collaboratore del ministero degli esteri della Santa Sede, parte il primo incontro con gli "Annali di storia". Alberto Melloni, protagonista di questo evento all'interno del Palazzo della Ragione giovedì 10 settembre alle 10:30, sintetizza così il memoriale: Mentre importanti cardinali italiani offrono un sostegno alla campagna militare e "L'Osservatore Romano" rimane in una posizione di prudente legittimazione della guerra, Tardini calcola e giudica le conseguenze sul clero, che ai suoi occhi rappresentano il disastro più grande. Il diplomatico romano concede che esso debba essere disciplinato anche davanti al regime, ma osserva che invece «questa volta è tumultuoso, esaltato, guerrafondaio. Almeno si salvassero i vescovi. Niente affatto. Più verbosi, più eccitati, più… squilibrati di tutti». Pronti ad offrire oro alla patria con zelo sospetto «parlano di civiltà, di religione, di missione dell'Italia in Africa… E intanto l'Italia si prepara a mitragliare, a cannoneggiare migliaia e migliaia di etiopi, rei di difendere casa loro... Difficilmente poteva compiersi nelle file del clero un confusionismo, uno sbandamento, un disquilibrio più gravi e pericolosi». Tardini si rende conto che «la Chiesa d'Italia è accusata di essere in combutta col fascismo. E con la Chiesa d'Italia, la Santa Sede. Mai la Santa Sede ha passato - credo - un periodo più difficile di questo», nel quale rischia di «compromettere seriamente per un secolo il prestigio morale» accumulato.

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