13/09/2009 - Annali di storia


LO STORICO NON È UN TECNICO. Sulla presunta (o presuntuosa) autonomia del mestiere di storico

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«Mentre gli storici accumulavano fatti senza estrarne nessuna idea, le persone colte non sapevano che farsi di quei fatti, e rimanevano senza idee. I giovani non lessero più libri di storia, in cui nulla più li interessava, e rimasero abbandonati nella loro educazione politica alle sole improntitudini dei giornali quotidiani». Così Gaetano Salvemini nel 1918 descriveva la situazione degli studi storici in Italia. Oggi più che mai - secondo David Bidussa - la lezione di Salvemini risuona attuale, di fronte a una storiografia che, con la giustificazione di una presunta autonomia, cerca di proporre soltanto i «fatti», sollevandosi dal compito fondamentale di fare del passato una opportunità di comprensione del presente.


Sempre più di frequente ci sentiamo spiazzati di fronte agli eventi di oggi, come se fossero totalmente «nuovi». Uno sguardo a quanto è successo solo pochi decenni fa può invece risultare di grande aiuto per capire quello che stiamo vivendo. Con gli "Annali di storia" Festivaletteratura propone la lettura di alcune questioni del mondo contemporaneo alla luce di documenti e testimonianze del recente passato.

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Italiano

Si conclude con l'evento di stamattina alle 11.15 il ciclo "Annali di storia", sempre a Palazzo della Ragione.
Secondo Juri Meda, ricercatore in storia della pedagogia, e David Bidussa, storico delle idee, lo spiazzamento che proviamo quotidianamente davanti agli eventi di oggi, può essere combattuto ed equilibrato solo attraverso l'interconnessione tra passato e presente, il primo fornisce le cause, il secondo le contestualizza.
E questo dovrebbero fare gli storici: lavorare perché la versione precedente non li ha convinti, nella consapevolezza che la loro sarà sempre e comunque la penultima stesura. Ricercare, interpretare, farsi delle domande: quello che oggi non fanno i giornali, tenaci depositari di una verità assoluta, anche se in netta contrapposizione con quella del giorno prima.
Rendersi conto che non esiste una verità oggettiva, fare i conti con eventi secretati per rispetto della privacy, ricordare che nessuna famiglia o luogo è uguale all'altro.
Quindi farsi domande, comparare l'oggi con ieri e, se possibile, evitare qualsiasi delirio di onnipotenza.

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