10/09/2009 - Scienze Confidenziali


DOVE ETICA E RICERCA SCIENTIFICA SI INCONTRANO


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Le frontiere dell'etica e i limiti della medicina, o viceversa: a seconda della prospettiva che adottiamo, le sfumature verbali rischiano di generare accese discussioni intorno al destino dell'uomo, come l'aspra polemica seguita alla legge sul testamento biologico dimostra in modo esemplare. Permane un retrogusto amaro, un senso di impotenza che lascia i cittadini in preda alla propaganda politica e ai facili slogan. Ignazio Marino e Giorgio Cosmacini parlano insieme al pubblico di bioetica, sfatando la credenza che etica e ricerca scientifica non possano trovare un punto di convergenza.
 Le "Scienze Confidenziali" tornano al Festival per affrontare argomenti ritenuti difficili o da specialisti. Nell'atmosfera confidenziale che si crea seduti a un tavolo con un bicchiere di vino tutto si scioglie, e anche le scienze trovano quel calore e quel tono colloquiale che le rende accessibili a tutti.


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In campo scientifico, medico in particolare, «non tutto ciò che si può fare, si deve fare»: può essere questa una sintesi della conversazione su etica e ricerca cui hanno partecipato, con Mario Lodi, Giorgio Cosmacini, medico, storico della medicina e docente universitario, e Ignazio Marino, chirurgo specializzato in trapianti di organi. Riflettendo sulle profonde trasformazioni che hanno interessato la medicina negli ultimi decenni (si pensi alle strumentazioni e alle tecniche diagnostiche e al fatto che la definizione di 'morte cerebrale' risale al 1968) grazie alle opportunità apportate dallo sviluppo tecnologico, sono stati approfonditi temi portati drammaticamente all'attenzione delle cronache recenti dopo il caso di Eluana Englaro e la discussione sulla legge sul testamento biologico: il rapporto fra scienza ed etica, il diritto decisionale del paziente e la responsabilità del medico, il passaggio delle decisioni dalla sfera clinica a quella politica. «La scienza non si chiede ciò che è bene o male, l'interrogativo appartiene agli uomini che ne fanno uso» ha affermato Giorgio Cosmacini, ribadendo che alla medicina oggi compete una impellente categoria fondativa: il 'rispetto' nei confronti del paziente.

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