13/09/2009 - ex-Jugoslavia: voci di una letteratura dispersa


SCRITTURA DI GUERRA


2009_09_13_201

Scrivere di guerra, scriverne mentre è ancora in corso; raccontare quello che accade mentre si è sotto assedio o sotto i bombardamenti. Televisioni e giornali hanno riempito trasmissioni e pagine con le cronache e le immagini del conflitto jugoslavo, forse senza capire quello che stava succedendo. Slavenka Drakulić ("Balkan Express"), scrittrice croata e collaboratrice di varie testate internazionali, e Duan Veličković ("Serbia Hardcore"), tra i più stimati giornalisti serbi e già direttore della rivista "Nin", hanno scelto di testimoniare il conflitto in presa diretta più per l'esigenza di ascoltare che di farsi sentire, registrando le trasformazioni nell'animo delle persone, il senso di spaesamento, l'incapacità di liberarsi dal passato. Li incontra il giornalista Christian Elia.


L'evento 201 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente era prevista la presenza di Luca Rastello, sostituito da Christian Elia, giornalista di "Peacereporter".

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«Il compito di un giornalista è quello di testimoniare non solo agli altri, ma anche a se stessi». È questo fondamentalmente l'approccio che hanno avuto nei confronti della guerra, in ex Jugoslavia, Slavenka Drakulić e Dušan Veličković. Nel momento in cui il conflitto si scatenò, smisero di fare i giornalisti e gli intellettuali e diventarono volontariamente testimoni. Descrissero (anche come «autoterapia») storie di gente comune travolta dalla guerra e dalla violenza.
Di chi fu la colpa? Con la morte di Tito nacquero ideologie nazionaliste estremiste che diedero inizio al conflitto. Gli intellettuali fecero la loro parte: furono proprio alcuni di essi a diffondere maggiormente un'ideologia dalle conseguenze devastanti; d'altro canto gli oppositori non si resero conto di quanto quelle idee fossero dannose e non contrastarono particolarmente il dilagare della follia.
Cosa fare ora per superare finalmente quell'orrenda pagina di storia? L'Europa può essere la soluzione. Accogliendo tutti gli stati della ex Jugoslavia nella Comunità Europea si supererebbero per sempre le disparità, le difficoltà, le lotte economiche, le dispute politiche e la pericolosa insidia delle idee nazionaliste.
L'Europa allargata porterebbe democrazia, libertà e armonia vera in questi paesi.

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