09.09.2010 - Biblioteca Flaiano

VISITA GUIDATA ALLA BIBLIOTECA FLAIANO


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Negli scaffali della Biblioteca Flaiano è possibile trovare spiegazioni, fare scoperte sorprendenti, non capacitarsi di clamorose assenze. Rileggere un autore attraverso i libri che leggeva ci permette forse di non capire tutto, ma senz'altro di avere qualche nuova illuminazione. Soprattutto per un autore come Flaiano, che poco è stato studiato come lettore. Per provare a tendere dei fili tra gli autori frequentati da Flaiano e la sua eterogenea produzione letteraria, quattro guide d'eccezione si alternano a condurre il pubblico nella visita alla biblioteca, in compagnia del bibliotecario Umberto Massarini.


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Italiano

Flaiano l'italiano, l'anti-italiano, l'arci-italiano. Almeno secondo le parole di Marcello Veneziani, il primo di quattro protagonisti che, durante altrettanti incontri organizzati da Festivaletteratura, regaleranno al pubblico accorso nella città gonzaghesca un ritratto inedito, tridimensionale dell'eclettico intellettuale pescarese.
Dalla prima dimensione, la più conosciuta, quella che scaturisce dai suoi elzeviri, dai libri, dalle opere teatrali e dalle numerose incursioni nel cinema che lo hanno visto collaborare con nomi eccellenti quali Fellini, Monicelli, Rossellini (per citarne solo alcuni), si passa infatti alla vera novità: il Flaiano lettore. Una seconda dimensione che piano piano verrà svelata grazie all'approdo a Mantova della sua biblioteca personale normalmente custodita a Lugano, la cui analisi offrirà uno squarcio nella mente di colui che Indro Montanelli aveva definito «uno dei talenti più liberi, originali e imprevedibili» della sua generazione. Da qui l'ultima dimensione, quella del racconto di guide d'eccezione tra cui appunto Veneziani, che inizia la serata dichiarando: «e è vero, come diceva Feuerbach, che l'uomo è ciò che mangia, è ancora più vero che lo scrittore è ciò che legge». Una biblioteca non immensa, bensì piuttosto concentrata, ricca di titoli francesi, di libri di amici, come Longanesi, e di altri che ricordano la sua origine abruzzese, inclusa la presenza cospicua di scritti del pescarese per eccellenza: Gabriele D'Annunzio. Un dettaglio non indifferente se si considera che i due scrittori si trovano agli antipodi, da un lato il Vate che puntava al lato eroico della vita e dall'altro un Flaiano che invece ne amava cogliere il lato minimo, grottesco e contradditorio.
Flaiano, un «laico, liberale, distaccato» racconta Veneziani, un italiano che ha colto i tratti specifici dell'italianità, l'aspetto cialtrone, che considerava gli italiani una collezione di «casi patologici», e che attraverso questa critica così fredda e lucida è sembrato essere un anti-italiano, ma che non si è mai lasciato andare alla denigrazione e che più di altri ha cercato di comprendere la nostra verità più intima: «non si pensa mai che l'italiano ha sviluppato i suoi difetti come altrettante forme di difesa per aderire a una realtà storica, al clima, alla povertà del suolo, alle varie tirannie spirituali ed economiche, per essere infine il più razionale ed economico possibile nelle sue manifestazioni di vita, cioè utile a sé stesso e andare avanti, continuare la specie. La natura o forse la civiltà ha dato un gran compito all'italiano, quello di sopravvivere» .

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