10/09/2010 - Letture vintage

ZEBIO CÒTAL di Guido Cavani


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«Tutto questo che ho detto a proposito delle poesie di Cavani vale perfettamente anche per questo suo piccolo capolavoro che è il romanzo rustico Zebio Còtal. Esso è estremamente letterario: è addirittura, al limite, una variante del poema pastorale». Così Pasolini sul romanzo di Guido Cavani, al centro del confronto e delle letture di due ironici autori emiliani quali Paolo Colagrande ("Dioblù") e Ugo Cornia ("Operette ipotetiche").


Un viaggio nelle letture «di moda» del nostro Novecento attraverso libri che sono stati dei bestseller, «riscoperti» per i lettori di oggi dalle voci di narratori, che li eleggono a loro maestri letterari e stilistici.

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Italiano

Il recupero di libri troppo presto dimenticati sembra essere una delle prerogative di questa edizione di Festilvaletteratura. Prima le poesie di Antonia Pozzi che rivivono attraverso il film di Marina Spada, poi "Il cielo è rosso" di Giuseppe Berto letto da Chiara Valerio; oggi è stato invece il turno di "Zebio Còtal" di Guido Cavani, raccontato da due autori emiliani: Paolo Colagrande e Ugo Cornia.
Il romanzo, edito inizialmente nel 1961 e poi caduto in una sorta di oblio prima delle recente ripubblicazione per opera di ISBN, narra le vicende del protagonista, Zebio Cotal appunto, un piccolo proprietario terriero, con una famiglia da mantenere, un'insana passione per il bere e un debito che lo tormenta, tanto da costringerlo a vendere il suo intero raccolto per riuscire ad estirparlo. Un romanzo che Colagrande e Cornia vedono come una sorta di epica della sventura, che porterà anche il protagonista in prigione, ingiustamente accusato per la morte di uno dei suoi figli.
Un libro da riscoprire e che durante l'incontro è stato anche paragonato a l'"Autobiografia della leggera" di Montaldi, per il suo concentrarsi su un personaggio scomodo e violento, pieno di problemi e ai margini della società, e che ricorda, per certi aspetti, alcuni personaggi cantati da De André.

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