11/09/2010 - Letture vintage

CANNE AL VENTO di Grazia Deledda

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"Canne al vento" come "Cime tempestose"; il rapporto tra Grazia Deledda e Giovanni Verga: tanti i punti di vista e le provocazioni per parlare di un'autrice che i narratori italiani, ma non solo, non possono ignorare, come ci raccontano l'esordiente dell'anno Elisa Ruotolo ("Ho rubato la pioggia") e l'affermata autrice di "Accabadora" Michela Murgia. 


Un viaggio nelle letture «di moda» del nostro Novecento attraverso libri che sono stati dei bestseller, «riscoperti» per i lettori di oggi dalle voci dei narratori, che li eleggono a loro maestri letterari e stilistici.

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Italiano

La serie di eventi intitolata "letture vintage", in cui narratori contemporanei leggono le grandi opere dimenticate del secolo breve, ha scelto di dedicare un appuntamento a "Canne al vento" della Deledda.
L'incontro, svoltosi sabato 11 settembre alle ore 10.30 a Palazzo d'Arco, è stato presentato da due autrici italiane: Michela Murgia ed Elisa Ruotolo. La prima ha voluto sottolineare innanzitutto come il termine vintage non sia perfettamente adatto a questa autrice, perché la Deledda non è mai stata di moda per due motivi; prima di tutto perché è un autrice talmente complessa da non essere mai stata collocata in un punto preciso della storia della letteratura. In secondo luogo perché la sua lingua, fortemente influenzata dal dialetto sardo, è sempre stata criticata dai critici a lei contemporanei.
Le due autrici, per far capire ai partecipanti la grande attualità di "Canne al vento", hanno deciso di confrontare quest'opera con due romanzi che hanno avuto particolare successo negli ultimi anni.
Michela Murgia ha fatto un confronto piuttosto azzardato con "Twilight", la saga di vampiri per adolescenti, evidenziando come il modello comune di questi due romanzi sia quello più usato nella letteratura di tutti i tempi, da "Romeo e Giulietta" ai "Promessi Sposi": l'amore ostacolato.
Per far emergere la modernità di "Canne al vento" l'autrice ha sottolineato poi come, mentre la protagonista del primo sia un'eroina che si libera contemporaneamente del padre e dell'uomo che la ama, la ragazzina di "Twilight" affida il senso della sua vita al ragazzo che la ama, negando quindi se stessa.
Elisa Ruotolo invece ha paragonato l'opera della Deledda a "Io non ho paura" di Niccolò Ammaniti, confrontando il ruolo che la natura svolge nei due romanzi; in entrambi infatti il paesaggio rappresenta la luce che si contrappone all'oscurità del mondo umano, ma nel primo l'ambiente possiede una vera e propria anima.
In questo modo le due autrici, anche se con accostamenti che possono essere ritenuti avventati, sono state capaci di rinnovare l'interesse del pubblico per una grande opera troppo spesso dimenticata.
 

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