10/09/2010 - Buonanotte ai suonautori

BUONANOTTE AI SUONAUTORI


2010_09_10_119

Un progetto a cura di Marco Olivieri, Fabrizio Orlandi e Claudio Ponzana


Ballano i libri al ritmo della juju music e dell'asiko dance. È la Nigeria che si ribella. È la Los Angeles nera che trova nelle sue radici africane un vigore inesauribile. Il suonautore della notte è il romanziere Chris Abani.


C'è un'aria tra le parole, un'aria che si insinua, un'aria che modula e solfeggia. C'è un ritmo tra le parole, anche se talvolta paiono semplicemente incollate alla pagina. Sono aria e ritmo che sospingono l'insieme delle parole verso l'udito e allora queste parole che leggiamo non sono più soltanto senso, ma paesaggio sonoro, irrequietudini musicali che scuotono la lettura, la rendono elettrica come temporali inattesi. Buonanotte ai suonautori cerca di catturare e riprodurre il suono - ora musica, ora semplicemente rumore - che attraversa e suggerisce il testo. Il volto vero di queste serate, nate in collaborazione con gli stessi autori, è quello di una buonanotte fatta di alchimie sonore e verbali rapite alle pagine dei libri, mescolate ai pensieri sfuggenti del lettore. Il resto sarà tutto da ascoltare.


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Italiano

Chi contribuiva a creare l'intima atmosfera che ha contraddistinto l'evento "Buonaotte ai suonatori" si è trovato di fronte a qualcosa di strano, di magico. A La zanzara parco-risto-eventi, infatti, Chris Abani e il suo gruppo di «lettori sonori» hanno cercato di offrire al pubblico parole sconosciute, che mentre venivano pronunciate diventavano altro, estromettevano il significato dal suono per evocare qualcosa di diverso, qualcosa di nuovo.
La tragica esistenza dello scrittore Abani ha risuonato sul lungofiume per raccontare la storia di una Nigeria che si ribella, il tutto mischiato alla juju musiche e ai canti popolari africani. C'è anche l'America, con la radiocronaca dell'incontro dai mille significati tra Alì e Foreman e il classico «Alì, boma ye!»; non manca Elvis con «Love me tender». Il tutto condito dal ridondare ritmico di una loop station che ha fatto suonare le frasi meccaniche di un traduttore automatico.
Il pubblico ha assistito in silenzio, a tratti quasi commosso, alla profonda voce di Abani, che di tanto in tanto ha letto le parti più significative, più forti, dei suoi libri.
Un evento strano e interessante e, senza ombra di dubbio, diverso dal solito.

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