11/09/2010

UMANITÁ RESPINTA


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Le migrazioni transnazionali rappresentano una delle sfide cruciali del nuovo millennio. Eppure, di fronte a un fenomeno che richiede la piena accettazione di norme universali, molti paesi continuano a fornire risposte disarticolate, lasciando carta bianca a demagogie di ogni sorta. Oggi più che mai diviene quindi impellente smascherare i facili slogan e sforzarsi di dar voce alla sofferenza dei richiedenti asilo. Si tratta di un impegno che contraddistingue il romanzo di Fabio Geda costruito sulle testimonianze di Enaiatollah Akbari ("Nel mare ci sono i coccodrilli"). Conduce l'incontro lo scrittore e giornalista Francesco Abate.


L'evento 159 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Conservatorio di musica "Campiani". Inoltre era prevista la presenza di Laura Boldrini.

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Al Chiostro del Museo Diocesano si respira grande emozione. Tre eccezionali presenze conducono l'incontro davanti ad una platea di oltre cinquecento persone. Fabio Geda, educatore professionale, autore del libro "Nel mare ci sono coccodrilli", traccia il disegno di una grande, importante storia: «l'attenzione», dice, «è la più grande forma di altruismo»; l'ascolto porta alla conoscenza di storie che si possono e si devono poi raccontare, condividere. Così è stato grazie all'incontro tra lo scrittore e un ragazzino di diciassette anni, giovanissima testimonianza di umanità violata e respinta. A confronto escono due storie di migrazione: quella del giovane afghano Enaiatollah Akbari verso l'Italia (protagonista del romanzo di Fabio Geda) e quella di un uomo italiano verso la Tunisia, raccontata dallo scrittore Francesco Abate. Un passato di migrazione italiana dimenticato e sempre più ignorato.
Enaiatollah vuole parlare per loro... per coloro che non hanno voce né un documento che dia un'identità e la possibilità di vivere con dignità: deciso ma commosso, racconta la sua vita in cammino, la fortuna e la sua famiglia italiana. La scuola, vietatagli durante l'infanzia afghana, è sempre stata per lui un privilegio e consiglia di viverla nella sua estrema importanza.
Negli occhi di Enaiat, così lo chiama teneramente Fabio Geda, si respira la nostalgia delle sue origini, la pazienza e la volontà di cambiare le cose nel suo paese. L'autore lancia infine un invito: dall'emozione può nascere la volontà di cambiare le cose per migliorare la realtà. Un incontro che lascia segni, lacrime e desiderio di raccontare.

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