08/09/2011 - Buonanotte ai suonautori

IL SUONO DI UNO SGUARDO

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Se tutto tace, che cosa prende suono? Forse lo sguardo, se è lo sguardo a dire, a cercare, a metterci in relazione con gli altri e con il mondo. La scrittura di Viola Di Grado, giovanissima esordiente con "Settanta acrilico trenta lana", è una scrittura che dà parola allo sguardo, perché a volte descrivere la sofferenza significa dar voce al silenzio. Provate allora a puntare gli occhi verso il lago: a sostenervi ci sarà il contrabbasso di Ares Tavolazzi...
p.o.p. produzioni è Marco Olivieri, Fabrizio Orlandi e Claudio Ponzana con la collaborazione di Paola Orlandi. Anche quest'anno per "buonanotte ai suonautori" gli ambienti letterari trasfigureranno negli ambienti sonori, le parole si mescoleranno ai suoni e alle musiche che gli autori stessi hanno suggerito. Per poco più di un'ora la notte si svelerà come spazio sonoro nel quale conoscere più a fondo le scaturigini del fraseggio e dell'ispirazione. Alla fine delle serate sarà aperto un piccolo locale per il ristoro dei visitatori, che proseguirà con musica d'ascolto e generi di conforto per coloro che, ancora desiderosi di suoni, parole e dell'ultimo bicchiere, parteciperanno a queste scorribande notturne sul lago. Servizio di navetta APAM: partenza da Piazza Sordello ore 22.00, ritorno da Piazza Porta Giulia ore 24.00.

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Italiano

Il primo appuntamento del ciclo "Buonanotte ai suonatori" sulla sponda del Lago di Mezzo è di difficile definizione: non è una lettura musicale, non sono musica e parole, non è uno spettacolo in senso stretto. È una trasfigurazione visionaria del testo di Viola Di Grado "Settanta acrilico trenta lana", vincitore quest'anno del Premio Campiello Opera Prima.
L'atmosfera è perfetta: lago illuminato da flebili luci sullo sfondo, le fronde degli alberi attraversate da un sottile alito di vento ed erba appena inumidita di una serata di tarda estate.
Come in un sogno capovolto, si assiste contemporaneamente alla lettura di stralci del testo, ad un'esibizione teatrale ed al suono magico del contrabbasso di Ares Tavolazzi che fa da cornice spessa al quadro complessivo.
Come in un libro ben scritto, non rimangono in memoria le parole esatte ma le sensazioni e le emozioni che solo i grandi scrittori sanno regalare. 

Probabilmente la location migliore in 15 anni di eventi festivalieri. È questa la sensazione che si prova nel primo appuntamento della serie "Buonanotte ai suonautori", sul ramo del lago di Mantova che volge a mezzanotte. L'atmosfera potrebbe essere quella di un locale jazz (trasferito en plein air) con tanto di luci carminio soffuse, non fosse per quelle tre grosse lavatrici sul prato al centro della scena e che gareggiano in ingombranza con il contrabbasso di Ares Tavolazzi, direttore d'orchestra (pur essendoci un solo strumento, l'impressione è quella di un ensemble) della serata.
Ma la protagonista è lei, Viola Di Grado, figura esile ma dal cognome e dalla scrittura importanti. Anzi, il protagonista è il suo libro, quel "Settanta acrilico trenta lana" che ti prende con il suo stilo diretto e, almeno apparentemente, aggressivo. Aggiungeteci l'acqua del lago, che si arrampica sulla riva fermandosi a pochi metri dal proscenio. E i puntini luminosi sullo sfondo: il ponte di San Giorgio, la cupola di Sant'Andrea... avrete gli ingredienti di una serata magica.
È Tavolazzi ad aprire le danze; suona un contrabbasso ma è lontano dal jazz canonico: un suono denso di riverberi che viene mandato in loop e, su questo ta-ta-tum che si ripete all'infinito, Ares si lancia in un bellissimo assolo, che potrebbe ricordare uno dei suoi periodi migliori, quello con gli Area. Poi, mentre il riff va svanendo, ci viene presentata la serata. Non si tratterà di letture in musica né dell'analisi critica o presentazione di un libro. Si tratta piuttosto di una «lettura visionaria, a scatole cinesi, matrioske che si aprono l'una nell'altra, situazioni complessive e condivise che cercano di sezionare il romanzo. Il libro in questione è au bout de souffle: ci ha portato dentro di sé, sputato fuori, e forse non è stato capito del tutto». Ecco allora che i protagonisti della serata hanno cercato di calarsi in questa dimensione esplosa del tempo e della lingua, smontata e rimontata.
Nel primo reading la voce baritonale del lettore è intercalata dalle 'sviolinate' di Ares, che con un archetto sega le corde. Inizia poi la performance vera e propria, con due uomini appoggiate alle lavatrici. Dalle casse esce un suono di sintetizzatori spettrali, con un battito cardiaco di sottofondo. A metà strada tra Brian Eno e i Pink Floyd. Nello stesso momento una luce illumina gli alberi sul lungolago, che lascia intravedere Viola in penombra. Nella lettura successiva gli uomini tirano fuori panni stropicciati dalle lavatrici e vanno a disporli ai piedi della ragazza, che per un attimo ricorda la "Venere degli stracci" di Pistoletto. I pensieri della scrittrice, in italiano e in inglese, sono alternati ad una voce robotica che ripete ossessivamente le istruzioni per effettuare un lavaggio a novanta gradi. Ares picchia letteralmente le corde con un bastoncino, e spara una sequenza di note in scala piene di armonici e slap.
Infine, nella sequenza conclusiva, Viola stende i panni su un filo, per poi prendere un barattolo di vernice e dipingere le lavatrici e gli uomini; la musica manda sequenze vocali diplofoniche su un tappeto di metronomo, che sfociano presto in "Rape Me" dei Nirvana. Le chitarre distorte del grunge scuotono la superficie del lago e, per un attimo lunghissimo, anche gli spettatori che tornano verso Porta Giulia.

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