05/09/2012

LE BIBLIOTECHE CIRCOLANTI

Le biblioteche popolari circolanti si sviluppano tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento con l'intento di diffondere la lettura tra chi non ha un'istruzione. Dall'iniziale spirito filantropico, con la nascita del movimento operaio prende sempre più corpo l'idea della biblioteca popolare come uno strumento atto a far crescere le competenze tecniche e professionali e insieme la coscienza morale e politica di tutti i cittadini. Per riaffermare il ruolo centrale delle biblioteche di pubblica lettura nella promozione culturale, Festivaletteratura ricostruisce una biblioteca circolante d'inizio Novecento attraverso i fondi storici delle biblioteche di università popolari e società operaie confluite nelle biblioteche civiche della provincia di Mantova, e insieme attiva un servizio di due linee di bibliobus per portare nelle piazze del Festival le biblioteche circolanti contemporanee curate da Claudio Bartocci, Alberto Manguel, Massimo Recalcati e Marco Romanelli.

Oggi la linea 1 passa per Piazza Canossa (16-18); Piazza Erbe (18-20), la linea 2 per Piazza Martiri di Belfiore (16-18); Piazza Marconi (18-20)

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La Biblioteca Circolante di Marmirolo, nata nel 1947 per iniziativa del Consiglio Comunale sulle ceneri della precedente Biblioteca Popolare Circolante Maria Borasi, ha come scopo quello di «favorire nelle masse l'amore alla lettura, alimento dello spirito, fattore importantissimo di elevazione, di istruzione e di educazione», riprendendo gli ideali che - tra fine '800 e inizio '900 - animavano le inizative volte all'educazione del popolo per sottrarlo allo sfruttamento dei datori di lavoro. Qualcuno arriccerà il naso pensando, sprezzante, che fosse solo retorica, perché alla fine gli ignoranti rimanevano sempre tali, sia che leggessero o meno, e continuavano a essere sfruttati. Eppure, una visita alle "Biblioteche Circolanti" del Festivaletteratura 2012 potrebbe far cambiare idea anche ai più scettici. L'iniziativa è divisa in due parti, una storica e una moderna. Quella storica è la ricostruzione di un'ideale biblioteca popolare di inizio '900 grazie ai fondi delle Biblioteche Popolari e Circolanti di Viadana (Società Operaia di Mutuo Soccorso), Pegognaga, Ostiglia, Mantova e Marmirolo. Allestita presso le Sale del Capitano di Palazzo Ducale, nella scelta dei titoli esposti si ispira alle indicazioni di Ettore Fabietti e del suo "Manuale per le biblioteche popolari" (1908). Come dicevo, una visita potrebbe convincere anche il più scettico vista la qualità dei testi presenti. Se è abbastanza scontato trovare in numero preponderante manuali di qualsiasi tipo (da quelli geometrici a quelli agrari, da quelli per l'igiene a quelli - udite udite - sul sesso), titoli come "Ragazzo negro" di Sherwood Anderson e "Moll Flanders" nelle traduzioni di Pavese oppure "Omaggio alla Catalogna" di Orwell difficilmente farebbero pensare a una pedagogia di facciata, pensata per dare un'infarinatura superficiale alle persone più distanti dalla cultura lasciandole in sostanza semianalfabete. Al contrario, questi titoli dimostrano come l'ideale di «trasformare il libro in un oggetto per tutti, che può trovare posto ovunque e passare di mano in mano» fosse concretamente perseguito. Accanto a quella storica, il Festivaletteratura propone una versione più moderna della biblioteca popolare, basata però sull'identico principio. Quattro "intellettuali" - il matematico Claudio Bartocci, lo scrittore Alberto Manguel, lo psicoanalista Massimo Recalcati, l'architetto e designer Marco Romanelli - hanno risposto alla domanda «Quali sono i 100/200 libri che ritenete oggi indispensabili per una biblioteca di base che possa aiutare a vincere i nuovi analfabetismi, interpretare il mondo che abbiamo intorno e acquisire cittadinanza piena e attiva nel nostro tempo?» proponendo i loro titoli. Il risultato è stato raccolto e caricato su due 'bibliobus' che portano in giro per Mantova i libri pensati per un'educazione moderna, tentando di riprendere, forse in modo più attenuato, il fondo umanitario e filosocialista che animava gli intenti delle Biblioteche Popolari e Circolanti di inizio '900. 
Davvero è soltanto retorica?

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