06/09/2012 - Le pagine della cultura

LE PAGINE DELLA CULTURA

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Oggi gli inserti culturali dei quotidiani si sono moltiplicati e la rete ha ulteriormente contribuito a ridefinire funzioni e ruoli dell'informazione letteraria e artistica. In questo spazio sempre più ibrido tra produzione, comunicazione e consumo tentano di addentrarsi gli incontri di "Le pagine della cultura". Ogni mattina Festivaletteratura affida a uno scrittore straniero il compito di selezionare una rassegna stampa mirata, per offrire un quadro dei temi al centro del dibattito culturale alle varie latitudini del pianeta.

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Rumeno

Come primo appuntamento, il ciclo de "Le Pagine della Cultura" non lascia a desiderare. Alberto Notarbartolo, vice direttore de "l'Internazionale", ha inaugurato giovedì l'analisi mattutina degli inserti culturali dei quotidiani, italiani ed esteri. Lo ha fatto e continuerà a farlo in compagnia di autori stranieri che lo aiutano nella cernita e nel commento di articoli e novità dai settori culturali di tutto il mondo.
Giovedì è stato il turno della scrittrice romena Gabriela Adameşteanu, che ha confermato la maniera spesso stereotipata (a mo' di «turco con la scimitarra», come ha ricordato Notarbartolo) con la quale si rappresentano artisticamente usi e costumi di un Paese, in particolare del suo: «Della Romania si conoscono Dracula, i Rom, la dittatura comunista di Ceausescu e la ginnasta Comăneci». Questo tipo di rappresentazione dell'altro, però, può essere un limite di prospettiva tanto quanto il risultato di una scelta estetica: sta a chi guarda o legge capire se si tratti o meno di luoghi comuni.
E persino i luoghi comuni possono essere ribaltati in qualcosa di produttivo: Michela Murgia, scrittrice protagonista del "Blurandevù" di giovedì sera, ha sostenuto che «oggi più di ieri abbiamo bisogno di luoghi comuni, intesi come senso d'appartenenza a una comunità». In fondo, si tratta sempre di cultura. Notarbartolo ha fatto, a tal proposito, la domanda più complessa a cui dare una risposta soddisfacente: «Ma cos'è, poi, la cultura? Si tratta di un concetto talmente ampio che sarebbe riduttivo tentare di definirla. Cultura è tutto quello che riguarda l'attività umana».
Proprio in questo campo sterminato si cerca di farsi strada, attraverso quelle pagine che possono e devono orientare il lettore, e attraverso quelle voci autorevoli che nella società riescono ancora, o dovrebbero riuscire, a rappresentare dei punti di riferimento. Ma come si fa una pagina culturale? In due modi, soprattutto: tenendo gli occhi vigili su tutto quello che accade e considerando attentamente i destinatari che leggeranno ciò che viene proposto loro. Internazionale prova a fare questo attraverso l'importazione di ciò che si legge nel mondo fuori dai nostri confini.
Si arrivano così a scoprire cose che non avremmo mai immaginato, come i costumi romeni degli anni Sessanta: «In effetti, - ha sostenuto Notarbartolo  e poi confermato Gabriela Adameşteanu - nonostante la dittatura, in Romania guardavano gli stessi programmi che guardavamo noi e avevano gli stessi gusti musicali di cui ci nutrivamo in Italia». E, proprio come è avvenuto in questo incontro di apertura, la cultura può essere concepita come uno scambio: tra Paesi, tra lingue, tra giornali e pagine, tra persone, l'importante è essere disposti a ricevere oltre che a dare.

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