07/09/2012

IL MONDO SALVATO DAI CONTADINI

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In questi ultimi anni il ruolo del contadino ha perso progressivamente importanza, reso quasi superfluo da una progressiva meccanizzazione e da sementi più produttive. Ora che l'agricoltura industrializzata si dimostra sempre meno sostenibile e che dobbiamo liberarci degli 'imperi agroalimentari', secondo Jan Douwe van der Ploeg, autorità a livello internazionale nel campo della socio-economia rurale e autore di Oltre la modernizzazione e I nuovi contadini, è proprio la figura del contadino che può consentire la rinascita di un'agricoltura riproduttiva, attenta alle risorse e alla storia dei territori. Lo incontra l'antropologo Marco Aime.


Servizio navetta APAM: partenza da p.zza Sordello ore 17.00, ritorno da Parcobaleno ore 19.15
 Con il contributo del Consolato Generale dei Paesi Bassi.

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Poiché l'agricoltura è l'attività originale, dalla quale dipendono tutte le altre e che tutto lo sviluppo di qualsiasi società si è costruito sulla base di essa, è necessario sensibilizzare la gente riguardo la figura del contadino.  Negli ultimi due secoli, nell'epoca delle trasformazioni industriali, il ruolo del contadino ha subito una profonda trasformazione: i contadini sono stati considerati una figura sociale in estinzione o da eliminare in quanto ostacolo al cambiamento ineluttabile e doveroso, in nome del progresso; a ciò si aggiunga che si è creata un'immagine virtuale di quello che dovrebbe essere un contadino, attraverso i mass media, senza una percezione diretta della responsabilità che ha realmente per la società umana. Il mondo contadino oggi si presenta in forme nuove e inaspettate, e la sua rivalutazione e riconsiderazione sembra essere ormai l'unica soluzione per soddisfare i fabbisogni alimentari mondiali nella direzione di uno sviluppo sostenibile; per questo il cuore del modello è la ricerca dell'autonomia rispetto al potere ordinatore degli imperi agroalimentari.  La prima parola chiave è 'autonomia', quella basata sulla mobilitazione delle risorse locali, in un processo produttivo che ne permetta la riproduzione: strutturarsi su risorse, storia e repertori locali, consente infatti di far riemergere il fenomeno contadino in contrapposizione agli imperi alimentari, capace di creare armonia tra agricoltura e società umana. La seconda parola chiave è resistenza costruttiva, di particolare interesse sono i casi in Sud America, in Cina e in Frisia, dove si stanno instaurando visibili rapporti di cooperazione, reciproco aiuto e condivisione, soprattutto per quel che riguarda le risorse primarie. Emergono dei tratti comuni in luoghi del mondo diversi in risposta alla globalizzazione e alla pressione esercitata da multinazionali sulla riduzione dell'attività contadina. Si cercano soluzioni per trovare nuovi servizi là dove le grandi imprese non possono arrivare, gestendo in maniera più organica le biodiversitá del territorio: un tipo di gestione che crea fondamenta per alleanze, che potrebbero essere anche di portata politica. Un esempio è quello dei Paesi Bassi, dove ci sono sia produttori di formaggio che utilizzano sistemi completamente automatizzati, sia contadini che producono artigianalmente e riescono a vendere la merce a un prezzo più basso: ciò è prova del fatto che la produzione artigianale può essere più concorrenziale e contemporaneamente più parsimoniosa delle risorse, testé il fatto che le conoscenze sono importanti altrettanto, se non di più della tecnologia, il contadino doveva adeguarsi alle tecnologie, ora diventa più importante l'aspetto artigianale legato alle tradizioni e al luogo.  Sul frangente opposto rispetto a questo sistema vi è il consumatore, o meglio, l'utilizzatore finale che non ha più a sua disposizione la capacitá di conoscere le cose: siamo completamente confusi dalla pubblicità che attrae e al tempo stesso priva della conoscenza reale sui prodotti. Ecco che allora sorge il ruolo dei mercati come punto di contatto tra il contadino e il consumatore urbano: per quello che non sappiamo fare ci dobbiamo affidare a qualcun altro.  Ivan Illich, parlava di questo come un grande gap conoscitivo e da qui l'importanza di mantenere la convivialità, la capacita di padroneggiare tutto ciò che ci sta intorno, che con la progressiva specializzazione si è persa. Per affermare un nuovo equilibrio è dunque di importanza essenziale che il ruolo del contadino torni centrale e venga incentivato, anche se attualmente ciò che avviene è esattamente il contrario: sia da parte delle istituzioni pubbliche, sia dalla parte di rete distributiva e dalle grandi imprese produttrici. Lo stesso accesso alla terra viene ostacolato: non vi è un controllo capillare dei terreni, che spesso rimangono abbandonati o vengono utilizzati come riserva del mercato immobiliare. Si può parlare di reato che viene perpetrato dagli apparati statali che rendono impossibile l'utilizzo della terra; movimenti che appaiono come in Francia, chiamati "Terre dei Collegamenti", danno la possibilità ai giovani di avere delle terre disponibili. Reato è anche quello commesso dalle industrie agricole che, utilizzando tecniche di produzione intensiva, impoverendo i terreni e sterilizzandone le proprietà organolettiche, creano potenziali deserti aridi e siccità. Altro ostacolo con cui fare i conti è il canale distributivo, che ha un vero potere sulla scelta di che cosa può essere venduto: è infatti qui che si definiscono le politiche dei prezzi; i supermercati infatti non operano in un unico mercato di provenienza, e gioco-forza, le industrie agricole hanno i mezzi per poter vendere anche sotto costo i propri prodotti, con l'unico scopo di avere il controllo sul mercato ed indebolire i piccoli produttori. Il potenziale positivo di produttività è quindi trascurato, e diventa sempre più urgente e necessario ridare accesso alle risorse territoriali e creare una coalizione tra contadini e cittadine, come i gruppi di acquisto solidali ben strutturati sul territorio e affidarci ai contadini che contribuiscono a sviluppare una produzione sostenibile con conoscenza e comprensione della natura.  

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