09/09/2012

DA GRANAIO A PARCHEGGIO. STORIA RECENTE DEL TERRITORIO PADANO

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La fertilità della Pianura Padana è un dono della natura che innumerevoli generazioni di contadini, con un lavoro che si è protratto per tremila anni, sono riuscite a conservare e a rendere più abbondante. La conversione dell'uso del suolo avviata nel secondo dopoguerra ha in pochi anni vanificato un'opera insieme antica e fragile, sottraendo all'agricoltura le terre forse più produttive dell'intero pianeta per la costruzione di sterminate conurbazioni fatte di capannoni artigianali, villette, parcheggi. Antonio Saltini, autore di una monumentale "Storia delle scienze agrarie", insieme al giornalista Salvatore Giannella, ripercorre le trasformazioni del territorio padano prospettandone le evoluzioni future, anche in relazione ai fenomeni globali di riduzione delle aree agricole e ai recenti eventi sismici.

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Con un'immaginaria macchina del tempo, Antonio Saltini e Salvatore Giannella tornano indietro indagando sul territorio padano; scopriamo così che dai primi coltivatori del neolitico sino ai primi dell'800 il territorio è pressoché invariato.
I 3000 anni, dall'eta etrusca ai giorni nostri, sono la storia di una durissima lotta di generazioni umane per conquistare la sicurezza e la certezza del raccolto.
Vi fu un primo tentativo di bonifica, risalente ai primi del '500, seguito da una seconda fase risalente all'Ottocento dove si cominció a lavorare sistematicamente i terreni grazie all'utilizzo delle macchine a vapore; dalle paludi si passò a un sistema idrico le cui acque venivano utilizzate come potenziamento delle coltivazioni, creando la pianura più fertili dell'intero continente. 
L'agricoltura irrigua lombarda dell'Ottocento era un prodigio d'Europa.
Negli ultimi cinquanta anni sono stati commessi errori clamorosi che hanno distrutto gli antichi ma efficienti sistemi di irrigazione attraverso speculazioni edilizie, che hanno trasformato profondamente il territorio e i metodi produttivi.  
L'Italia era la meta dell'alta società straniera desiderosa di completare la propria formazione culturale; tappa obbligatoria, sia per la suggestione delle antichità monumentali e artistiche, ma soprattutto per la bellezza delle sue campagne e delle opere ingegneristiche dei sistemi di irrigazione.
Con l'edilizia degli ultimi 50 anni è stata perpetrata la distruzione del comprensorio agricolo, complice lo spirito del cittadino italiano che pensava di costruire liberamente nel proprio appezzamento di terra, supportato da leggi sanatorie che di fatto ne avvaloravano la condotta rovinosa.
Basta fare un esperimento: prendete un'imbarcazione e una macchina fotografica, dirigetevi da Ancona verso Fano e fate alcune fotografie; poi fate lo stesso, ma da Crotone verso Cortigiano, e vi troverete davanti una quantità impressionante di bruttura e cemento; la differenza è che la costa calabra è illegale, quella marchigiana no: il risultato è assolutamente identico. 
Troppe persone si sono convinte che lo spazio agricolo non fosse più necessario, con la presunzione che ci sarebbero stati paesi sempre disponibili ad  esportare quantità illimitate di prodotti a prezzi onesti.
Forse spesso ci si dimentica che un bel paesaggio, una volta distrutto, non c'è più, e la maggior parte delle volte non si può tornare indietro.

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