07/09/2012

IL CASO MATTEI

2012_09_07_ICM2115

di Francesco Rosi, Italia, 1972, 118'

Presenta il film Paolo Mieli

Presenta il film 
Il caso Mattei di Francesco Rosi, dedicato alla figura di Enrico Mattei, presidente eni, scomparso tragicamente il 27 ottobre 1962, è considerato uno dei migliori film-inchiesta del cinema italiano e uno dei più personali del regista. Il film è stato restaurato con la collaborazione di eni, in occasione del cinquantenario della morte di Mattei e della consegna a Rosi del Leone d'oro alla carriera al Festival del Cinema di Venezia 2012. 
 Versione restaurata con la collaborazione di eni a cura della Cineteca di Bologna, in associazione con Gucci, The Film Foundation, Paramount Pictures e Museo Nazionale del Cinema di Torino.

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Italiano

Enrico Mattei. Lo scorso anno, a Festivaletteratura, si parlò già di lui attraverso il racconto di due testimoni d'eccezione, i fratelli Bertolucci. La sua figura fu solo abbozzata e riguardava tra l'altro il suo lato di mecenate, fondatore e sostenitore della rivista dell'ENI "Il Gatto Selvatico". Anche qui all'avanguardia, aperto e libero, che lasciava spazio alle menti moderne della poesia, dell'architettura, del cinema, della letteratura. Un ulteriore stimolo per i tempi frenetici e ottimistici della ripresa economica di fine anni '50. Poche settimane fa, con una sentenza del tribunale di Palermo, si è parlato ancora di Mattei e del suo misterioso incidente aereo. Una storia complicata, fatta di fondi neri, potere politico, economia, sette sorelle e mafia. Una figura chiave, Graziano Varzotto, senatore della DC, probabilmente coinvolto nell'omicidio del presidente dell'ENI e di un giornalista, Mauro De Mauro (ancora un giornalista), impegnato nel contribuire alla realizzazione del film su Mattei di Francesco Rosi (parliamo del 1970) in proiezione al Teatro Ariston per Festivaletteratura. E poi ancora mafia, soldi, Sindona e l'omicidio di Ambrosoli: una storia italiana che si ripete, purtroppo sempre con la sua scia di morti.  Alla fine della seconda guerra mondiale, gli equilibri geopolitici erano già stati decisi a Yalta dalle tre grandi potenze vincitrici: l'Italia doveva rimanere sotto la sfera d'influenza americana, ma doveva anche sottostare a tutti quei nuovi rapporti economico finanziari che dovevano essere decisi molto più a Washington che a Roma. Mattei, partigiano decorato, in questo panorama diventò il liquidatore dell'Agip, ente fascista che si voleva smantellare e svendere ai privati. Subito si rese conto che questo sarebbe stato un errore e, grazie a manovre sottobanco di tutti i tipi, riuscì non solo a salvare l'Agip, ma a fondare a sua volta l'ENI, che si poneva come faro guida per la politica energetica italiana. Grazie alla sua bravura sul campo, a manovre spericolate e ad una grossa quantità di fondi neri per le operazioni 'sporche', riuscì ad imporre la sua linea anche ai vari Governi che si susseguivano (ieri come oggi) alla guida del nostro paese. Troppo per le sette sorelle, le compagnie petrolifere che tiravano (e tirano ancora) i fili della politica energetica mondiale. Cominciò a diventare scomodo. Ancora di più quando iniziò a stipulare accordi sulla fornitura di gas e petrolio con le Nazioni del medio oriente, e soprattutto con l'Unione Sovietica: per assurdo trovando d'accordo la destra nazionalista, che vedeva il ritorno di un'Italia forte, e la sinistra comunista che guardava ovviamente a Mosca. In questo modo l'Italia diventò in un certo senso 'padrona' del Mediterraneo (e questa figura di 'ponte' con i paesi arabi resiste anche oggi) e partner dell'Orso sovietico, ma creava una lunghissima crepa nella cortina di ferro. Mettiamo insieme la grandissima quantità di denaro 'strano' per le operazioni più ardite e la corruzione, aggiungiamo la mafia, i faccendieri di Stato e la finanza rampante del nord, e subito capiremo chi, come e perché colpirono Mattei. Non dimentichiamo che Washington utilizzò spesso i mafiosi americani per stabilire contatti privilegiati con le "cose" italiane. Il fatto è che le storie d'Italia sono appunto fatte molte volte di sangue. E un omicidio ne chiama sempre altri, che seguono nel tempo. Mattei, De Mauro, Ambrosoli, Calvi, Sindona... Perché la morte poi, accomuna sempre Santi e Briganti. Tutto questo, e molto altro ancora, troviamo nel film di Francesco Rosi, restaurato e proiettato per la prima volta in questa nuova versione nell'ambito di Festivaletteratura. Docu-drama, come si direbbe adesso, di una fortissima attualità, che pone i discorsi e i pensieri di Mattei in primo piano, mentre sullo sfondo vengono dipinte le vicende italiane e internazionali dei primi anni del dopoguerra. Sicuramente ad un livello molto più alto dei blasonati film di questo genere di Michael Moore. E consideriamo che siamo negli anni '70, a soli 8 anni dalla morte di Mattei. Adesso ne sono passati cinquanta e forse le cose piano piano si stanno chiarendo, anche se nella maniera più triste. Svelati (o quasi) gli arcani, dedichiamoci solo alle parole, alle idee di Enrico Mattei. Un sognatore, sicuramente troppo  all'avanguardia, e quindi scomodo, per i suoi tempi. Ce lo racconteranno Paolo Mieli e Neri Marcorè nell'evento in Piazza Castello, sabato alle ore 11.

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