10/09/2011 - Inedita energia

INEDITA ENERGIA. Omaggio ad Attilio Bertolucci

2011_09_10_169

«Ho fatto il poeta per raccontare la vita, le emozioni di ogni vita». Attilio Bertolucci è stato uno dei massimi poeti italiani del Novecento. Amico di Vittorio Sereni e Pier Paolo Pasolini, traduttore soprattutto dall'inglese, di Bertolucci va ricordata anche l'intensa attività di promozione culturale svolta in ambito editoriale e attraverso la collaborazione con varie riviste. Tra queste, in particolare, la direzione de "Il Gatto Selvatico", la rivista di eni voluta da Enrico Mattei, che grazie a Bertolucci poté contare sulla collaborazione di molti intellettuali italiani tra cui Bassani, Calvino, Gadda, Sciascia, Soldati. In occasione del centenario della nascita del poeta parmense, alla presenza dei figli Bernardo e Giuseppe, entrambi registi e sceneggiatori, a Festivaletteratura viene presentato un volume che raccoglie gli scritti d'arte di Attilio Bertolucci pubblicati su "Il Gatto Selvatico" e dedicati ai principali protagonisti e movimenti, dai maestri del passato fino alle avanguardie del Novecento.

L'evento 169 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto alle ore 11.00, ed era prevista la presenza di Neri Marcorè, sostituito successivamente da Lella Costa.

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Un Cortile della Cavallerizza gremito di pubblico in attesa per l'omaggio ad Attilio Bertolucci, tra le voci poetiche più influenti del panorama letterario del secondo Novecento in Italia.
A ricordarlo i figli Bernardo e Giuseppe, affiancati da Corrado Augias e Lella Costa, per una chiacchierata che rintraccia la figura di un autore e di un uomo che ha destinato l'intera esistenza alla poesia: questo è il tema cardine che attraversa l'intero incontro, fortemente voluto per celebrare il centenario della sua nascita.
I due registi affermano che la figura del padre è stata fondamentale per cercare una collocazione nel mondo: dalla poesia al cinema, dunque, in un dialogo tra arti che s'abbracciano. È Giuseppe a riunirle attraverso due ricordi antichi ma vivissimi: «Per me la poesia è quest'armadio di carte appallottolate» nella casa della campagna parmense, nello studio del padre, invece del cinema resta un'esperienza olfattiva quella di «un vecchio cappello di paglia impregnato di sudore appoggiatomi sulla testa», mentre lui ed il padre Attilio si recavano ad una proiezione di Biancaneve presso un'arena estiva di Forte dei Marmi. 
L'incontro affronta anche l'impegno di Bertolucci nella rivista "Il gatto selvatico", fortemente voluta da Enrico Mattei, che aveva diffusione in azienda in modo trasversale (dai dirigenti agli operai): faceva parte di «quel progetto letterario e pedagogico dei primi anni del Boom poiché c'era una voglia generalizzata di dare al Paese quell'acculturazione che non aveva mai avuto e che oggi, ahimé, ha riperso» afferma Augias. La conversazione si sposta infine sulla restituzione della figura di Pasolini, che abitò nello stesso palazzo dei Bertolucci per anni: «il primo degli altri padri che ho avuto. Non sono tanti, sono solo due o tre. Mi servivano per prendere una certa distanza da ciò che facevo», dice Bernardo.
Bertolucci è stato un autore in grado di mettere a fuoco e allo stesso tempo sfocare attimi dell'esistenza, di parlare della famiglia e di 'materiali qualunque', quotidiani, riducendoli in poesia; Lella Costa, quasi in chiusura, legge, tra tanti testi e saggi sull'arte affrontati durante l'incontro, il celebre "La rosa bianca", l'unico forse con cui Bernardo può definire tutt'oggi il padre, e aggiunge «continuo ancora a ringraziarlo per avermi insegnato a riconoscere la poesia in ciò che ci circonda».

È stato proprio come 'vivere' in un film di Bertolucci. Il cortile della cavallerizza si è trasformato immediatamente in un set cinematografico e la vita di Attilio Bertolucci, raccontata dalle parole dei figli Giuseppe e Bernardo, dalle sue poesie recitate da Lella Costa e dagli spunti di Corrado Augias, è passata come fosse stata proiettata sul grande schermo. Attraverso ricordi, aneddoti, racconti, la figura di Attilio Bertolucci piano piano si delinea: poeta, giornalista, protagonista attivo dei suoi tempi, direttore della rivista dell'ENI "Il Gatto Selvatico", intuizione fortissima di un altro grande di tutti i tempi, Enrico Mattei. Perché quella era un'Italia che viveva il boom economico, piena di speranze e di vitalità, assetata di sapere e di conoscenza, che voleva uscire dal grandissimo cono d'ombra della seconda guerra mondiale e della guerra civile. Tutti contribuirono a questa rinascita, anche gli imprenditori come Mattei, che fondò il giornale aziendale proprio per questi scopi, per raggiungere tutti, i quadri dirigenziali e gli operai. Mentre adesso l'unica cosa che sanno fare tutti benissimo è solo tagliare i fondi alla cultura. I fratelli Bertolucci crebbero in questo clima, circondati dai più grandi intellettuali del tempo, già protagonisti di tantissime poesie del padre, a volte anche un po' atterriti da questo. Ma sono ricordi di bambini e quindi sempre emozionanti: le poesie venute male appallottolate sopra un armadio, la pesca lungo il fiume, i primi film 'censurati' dal cappello paterno messo sul viso. Profumi, immagini, persone. Su tutte Pier Paolo Pasolini. Il più grande, l'indimenticato amico dell'adolescenza, che a volte sostituì anche il padre stesso nella vita dei due fratelli. Attilio continua a scrivere sulla rivista dell'ENI. Le pagine dell'arte. Anche in questo caso per avvicinare la gente a gustare, ad approfondire, a conoscere le opere d'arte di cui l'Italia è ricchissima custode. Per fare prendere coscienza e responsabilità alle persone. Coscienza e responsabilità che forse oggi stanno sparendo e non ci sono più, con i risultati che tutti vediamo. Il più grande lascito di Attilio Bertolucci ai figli è stato dare loro la capacità di vedere poesia in ogni cosa. Era davvero una grande Italia, quella. E forse, la speranza più grande per quella odierna è ricordarla e ricordare i suoi immensi protagonisti.

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