08/09/2012 - Tracce

CHE COSA LEGGONO I QUANTS?


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La rivista più costosa sulla Terra è un elegante bimestrale che intervalla complesse analisi finanziarie e pezzi umoristici (Qual è il Tasso di Interesse all'Inferno?). Paul Wilmott ci descrive l'omonimo giornale, sulle cui colonne ha acuminato il suo arguto scetticismo sul funzionamento dei modelli della finanza quantitativa.

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Forse la rivista più costosa al mondo, disponibile con un abbonamento annuale pari a circa 600$ per 6 numeri, "Wilmott Magazine" è il prodotto editoriale dell'analista quantitativo Paul Wilmott, ospite oggi in Piazza Sordello, che sulla scia di precedenti illustri come "Forbes" e "Bloomberg" decide di chiamare il periodico con il suo stesso nome. Dedicata all'economia finanziaria, all'andamento dei mercati, alla proposta di nuovi software e modelli, con il contributo di alcuni dei più importanti guru del mondo finanziario come Ed Thorp, Espen Haug, Alan Lewis, Aaron Brown, Bill Ziemba, la rivista propone anche articoli di più largo consumo, come quelli dedicati alle auto - di lusso ovviamente. Episodio curioso, è stato proprio per un articolo di questo genere, intitolato "Sexy and topless" e dedicato a una splendida decappottabile, che Deutsche Bank decise di ritirare l'abbonamento, evidentemente scandalizzata da aggettivi che lasciavano intendere ben altro rispetto a 'hedge funds', 'risk management', 'share price'. Potere delle parole! La 'creatura' di Wilmott non manca infatti certo di ironia, come traspare anche dalle eleganti copertine: nel primo numero del 2002, la scelta cade non a caso sul noto matematico statunitense Ed Thorp, autore del libro "Beat the Dealer" in cui spiega nel dettaglio come si può vincere matematicamente a blackjack sbancando il Casinò. Un tema, quello della ricchezza disgiunta dall'attività produttiva reale, su cui Wilmott ha più volte insistito durante la sua partecipazione al Festival, ripreso oggi anche dall'intellettuale e sociologo polacco Zygmunt Bauman, che ha voluto spiegare come la politica, intesa come capacità decisionale, abbia di fatto perso sempre più potere, lasciando a quest'ultimo la libertà di perseguire un profitto totalmente fine a stesso. 

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