08/09/2012 - Tracce

CRISI ECONOMICA E DEMOCRAZIA

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È ora di ammetterlo: l'alleanza tra una politica sempre più corrotta e una finanza sempre più avida ha sequestrato la nostra democrazia e ci sta portando alla rovina. Così la pensa Loretta Napoleoni (Il contagio).

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Gremita nonostante il caldo, la Tenda Sordello ha ospitato Loretta Napoleoni, tra i massimi esperti al mondo di economia internazionale, studiosa dei sistemi finanziari attraverso cui il terrorismo sostiene le proprie reti organizzative. Un dibattito aperto e acceso, durante il quale l'economista non ha certo esitato a rispondere a critiche e domande provocatorie. L'argomento del resto è più che attuale, e riguarda le vite di tutti, nella teoria ma soprattutto nella pratica. Economia e democrazia. Ovvero come conciliare gli interessi di un sistema finanziario e politico che sembra avere regole proprie con l'esigenza di benessere e qualità di vita di una nazione intera. Già sostenitrice per l'Italia di un default pilotato per uscire dalla crisi, Loretta Napoleoni spiega come la concezione dell'euro, basata su un graduale processo di convergenza delle singole economie nazionali, sia stata nei fatti tradita, in nome di interessi marcatamente politici e contingenti. Ripercorrendo la storia d'Europa dopo la fine del secondo conflitto mondiale, Napoleoni attribuisce a Margaret Tatcher e François Mitterrand la colpa e il merito di aver imposto la moneta unica alla Germania appena riunificata: un sistema monetario nato troppo presto, con troppe poche garanzie per le economie più periferiche, che nel corso di dieci anni avrebbe appunto generato le anomalie e gli squilibri attuali. Guardando alle 'tigri asiatiche' e al Brasile, Napoleoni propone allora come potenziale e augurabile via d'uscita una sorta di nuovo 'capitalismo di Stato', che nulla però ha a che vedere con minacciosi spettri del passato, trattandosi piuttosto di un programma di interventi statali finalizzati a creare un'economia di scala esposta al libero mercato. L'idea sembra dunque quella di uno Stato capace di prendersi cura del cittadino, senza entrare in concorrenza con le realtà economiche private attraverso la sottrazione di denaro privato per saldare il debito pubblico, che nel caso dell'Italia ammonta attualmente al 123% del PIL. Fino a che punto gli italiani sapranno sopportare prima di scendere nelle piazze? L'ipotesi non sembra allettare molto l'economista, che prevede invece un cammino decisamente legale, parlamentare, elettorale: perché il nostro Paese, come ha dimostrato con la democratica costituzione della Repubblica dopo le elezioni del '46, ha una naturale fiducia nelle istituzioni dello Stato, e i cambiamenti si vedranno già a partire dal voto elettorale del prossimo anno, che decreterà la fine di diversi partiti politici. Non resta dunque che restare a vedere. 

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