08/09/2012

ALLA RICERCA DEL GIARDINO PERDUTO

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Chi era Jorn de Precy? E che dire del parco di Greystone, il suo opus magnum, il suo solo vero amore? Forse non è così urgente e necessario svelare il mistero, ci basti sapere che perfino Bob Dylan, giardiniere insospettato, gli dedica una ballata, mai incisa, ma cantata a Washington! Cogliamo la preziosa occasione che ci offrono Pia Pera, autrice tra i tanti di Le vie dell'orto e Giardino & orto terapia, e Marco Martella, direttore della rivista Jardins e curatore dell'edizione italiana di The lost garden. Lasciamoci coinvolgere in questa finzione per ripensare il giardino come luogo spirituale e libero al tempo stesso, fonte di emozioni nel rispetto della natura e dello spirito del luogo.
 Servizio navetta APAM: partenza da p.zza Sordello ore 17.00, ritorno da Parcobaleno ore 19.15

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Italiano

Dove si trova la semplicità? Il sapore di questa attitudine è sicuramente possibile in un corpo a corpo con la terra; occuparsi del giardino o dell'orto è la possibilità per trovare qualcosa di prezioso, che lascia una traccia di serena percezione di autenticità. Col ritorno al silenzio, soli, assorti in un compito, in contatto con l'ambiente naturale, si trova la pace.  Un senso di pienezza e una beatitudine che intensifica l'attenzione visiva e uditiva. Il vento, l'ombra delle nuvole, lo scroscio dell'acqua. Collegarsi alla terra ed apprezzarne le sensazioni che trasmette, ciò che oggi sembra una controtendenza. Fate giardini! Veri giardini o piantate una pianta e prendetevene cura, un vostro disegno sulla faccia della terra. Attraverso il fare, lavorando la terra, scioglierla e comporla, è come trasformare la mente, farne un terreno da cui strappare, prima che si radichino in profondità, stati d'animo distruttivi. Creare qualcosa con le mani e prendersi cura della mente.  Tra le piante ci si trova nella sensazione di essere esattamente nel posto in cui dovremmo essere; una primordiale immediatezza che semplicemente funziona. Il giardino è un luogo di rifugio dalla vita quotidiana nelle città odierne, un luogo ideale e anche idealizzato dalla letteratura. Dalla modernità, al materialismo e all'impoverimento mentale della società dei consumi, fare un percorso a ritroso, per collegarsi alla spiritualità, il mistero della crescita, l'idea di lasciar spazio alla sorpresa e alla meraviglia. Il giardino crea la poetica del non so ché, del non definibile, un senso di libera sensazione non afferrabile e sottile.  Essere umani è prendersi cura di qualcosa e tendenzialmente è qualcosa non del tutto governabile da qui il prendersi cura della terra, diventando un giardiniere. Il giardiniere così, lavorando con i poeti, i maghi, i danzatori, e tutti gli altri artigliani dell'invisibile per sentire quel non so ché del mistero della vita, come l'emozione estetica e quella estatica della musica. La vera vita nel tempo della natura, un ritmo che ci domina dal quale disinteressati sfuggiamo ma che di fatto è propriamente nostro, più lento e dilatato; entrarvi come entrare in un giardino che è dentro di noi e scoprirne l'intimità e la compagnia della natura.  Domandarsi cosa ne sarà del giardino significa domandarsi cosa ne sarà dell'uomo. «Assorbiti dalla quotidianità gli alienati si ridesteranno come da una ubriacatura, ritrovandosi in un giardino come il luogo di dissenso. E così il giardino creó l'uomo».

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