08/09/2012 - Germanica

Ulrike Draesner con Camilla Miglio

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«Scappare dall'ordine - Fare spazio, fare un taglio: per sprigionare tutto ciò che è nascosto, nell'ordine e perfino nel disordine. Distillare la lingua del corpo». Autrice di numerose raccolte poetiche, di romanzi e di alcune 'traduzioni radicali" di Shakespeare in tedesco, Ulrike Draesner identifica la forma poetica con il corpo stesso della poesia. Da questa scelta discende una totale messa in discussione delle convenzioni sia di percezione, sia di ricezione dei testi poetici. Per la Draesner ciò che conta è "sentire" la parola in tutte le sue possibili accezioni, l'approfondimento e l'espansione della presenza del corpo nella lingua. A incontrare la poetessa tedesca è Camilla Miglio, curatrice di Viaggio obliquo, antologia italiana della produzione poetica della Draesner dal 1995 al 2009.


Con il contributo di Goethe-Institut Mailand.

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Nella sagrestia di San Barnaba, basta chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla voce di Ulrike Draesner, brillante studiosa di giurisprudenza, anglistica, germanistica, filosofia, oltre a scrittrice di prosa e poesie, per perdersi nei meandri di una lingua che non tutto il pubblico parla correttamente, ma dispone di una gamma di sfumature tanto suggestive da incantare l'intera sala.
 Ulrike, al pari di Pascoli, ci trasmette l'importanza della parola fonosimbolica, delle sottigliezze non solo grammaticali, non solo sintattiche, comunque ampiamente sperimentate, ma musicali, affiancata da Camilla Miglio, traduttrice della maggior parte dei suoi testi. È proprio l'autrice a presentare Ulrike come una donna di voci, lingue e scritture: un plurale fortemente voluto, perché tema centrale delle riflessioni della poetessa è l'individualità non come espressione di un soggetto unico, ma come sfaccettatura del molteplice. Sulla scia di Novalis, ognuno di noi è una comunità, è molti, è una compagnia. 
La prosa e la poesia della Draesner riflettono in un gioco di specchi le svariate inclinazioni e i possibili piani della realtà, l'unico pozzo da cui attingere tutti gli elementi delle sue opere. La sua quête, la recherche, è atta a scoprire il mondo, le persone, i loro desideri, tramite uno strumento non scientifico, ma umano, quello linguistico. 
Nei suoi romanzi, la ricerca cela dei tabù ormai radicati nella società tedesca ed europea, in cui determinate sensazioni, traducibili in letteratura, esprimono il caos, le situazioni e i progetti di vita dei personaggi di cui Ulrike decide di seguire i passi. Un exemplum è senz'altro il suo romanzo "Giochi", in cui la materia prima del racconto non è frutto di fantasia, ma si basa sull'attentato avvenuto proprio ai Giochi Olimpici di Monaco nel 1972. 
In poesia, la lingua viene «rotta, espansa nella struttura», frammentata nei suoi legami grammaticali, arricchita e impoverita, è un labirinto da cui non si esce, un rompicapo, un rebus, un cerchio infinito di caos e cosmo che si susseguono, si rincorrono, si intrecciano, si sovrappongono. Particolarmente toccante anche l'accenno a "Damaskus, manover", tratto dall'attentato del 2006 a bambini innocenti, colpevoli solo di aver raccolto biro esplosive. Pennarelli, simbolo del progresso, dell'istruzione, della cultura. Pennarelli, emblema di un mondo che non meriterebbe nemmeno di essere raccontato.

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