05/09/2013 - Lavagne. Esempi di scrittura musicale

L'ANNO IN CUI (FORSE) IL ROCK SI MANGIO' IL JAZZ

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Fino alla fine degli anni Cinquanta, il paesaggio sonoro del mondo occidentale, ancora popolato da foreste di trombe e saxofoni, è largamente dominato dall'estetica del jazz. L'onda impertinente e spettinata del Rock and Roll sembra prosciugata tra oleografiche spiagge californiane e fatali incidenti aerei. Ma la guerra è appena iniziata: gli anni Sessanta sono il decennio dell'assalto finale all'egemonia del Jazz, sull'immaginario sonoro giovanile. E il 1969 sembra essere l'anno del sorpasso. Giorgio Signoretti ci conduce in un viaggio a ritroso nel tempo, per fermare il momento nel quale il Rock si mangiò il Jazz.

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Con la nascita del rock, negli anni Cinquanta, il jazz iniziò via via a perdere parte di quell'energia che ne aveva caratterizzato gli esordi. O forse no? Nello stesso tempo, il rock assorbì molte delle soluzioni armoniche tipiche del genere suo predecessore. In sostanza, a metà del XX secolo, il jazz mangiò il rock o viceversa? Un interrogativo a cui probabilmente non si può trovare una soluzione, nell'interessante dibattito proposto da Giorgio Signoretti, chitarrista della mantovana Scraps Orchestra. Non mancano ovviamente le citazioni letterarie, dal Mark Myers di "Why jazz happened" al Pierre Bourdieu di "La distinzione". Le note della colonna sonora di "Ascenseur pour l'échafaud" (film di Malle del 1957) introducono la figura di Miles Davis, personaggio chiave nel passaggio di consegne tra i due generi. Con il successivo ascolto di un brano tratto da "Blow up" di Antonioni, Signoretti mette in evidenza l'avvento di uno strumento simbolo del rock: la chitarra elettrica. Ma l'impronta jazz non viene abbandonata facilmente. Ad esempio il tema del brano di Tiny Grimes "Tiny's tempo" (eseguito dal sax di Charlie Parker) è ripreso quasi alla pari nell'assolo del brano di Gene Vincent "Cruisin'", eseguito alla chitarra di Cliff Gallup. Il rock sembra poi trovare una battuta d'arresto alla fine degli anni Cinquanta, quando alcuni morti illustri (Buddy Holly per un incidente aereo) e la partenza di Elvis per il servizio militare gettano negli ascoltatori il dubbio che il nuovo genere sia stata una breve meteora, durata pochi anni. Ci penseranno alcune band d'oltreoceano (leggi Beatles) a riprendere il testimone. Ma sarà soprattutto un ragazzino ventenne del Minnesota, portavoce di un genere che con il rock sembra avere poco a che fare, a gettare scompiglio nella storia della musica. Bob Dylan si esibirà al festival folk di Newport del 1965 suonando (sacrilegio!) una chitarra elettrica, attirandosi l'astio di molti critici e di buona parte dei fans. Il rock accetterà invece fin da subito Dylan, che a sua volta cambierà alcuni stilemi del genere con brani come "Like a rolling stone". Il menestrello di Duluth aveva già gettato scalpore proponendo un nuovo tipo di canzone politica, in cui le folk songs di protesta à la Woody Guthrie incontravano le visioni simboliste di poeti come Rimbaud. il viaggio musicale proposto da Signoretti si conclude con l'anno in cui sia il jazz che il rock raggiungono forse il loro apice: il 1969. Se, da un lato, Miles Davis propone una fusione tra i due generi con il capolavoro "Bitches brew", nell'estate dell'amore si ha poi il grande evento di Woodstock. Al concerto Hendrix propose la sua stralunata versione dell'inno americano e, in conclusione, Sly & The Family Stone incendiarono gli animi con "I want to take you high". Da queste due esibizioni, Davis trarrà ispirazione per gli ultimi decenni della sua carriera. La lezione di musica si conclude con un ultimo paragone tra un brano di Mingus e l'assolo di "21st century schizoid man" dei King Crimson.

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