08/09/2013 - Gli incontri di the reading circle

LIBRI IMPOSSIBILI

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«Beffarsi della penna è scrivere davvero, come vivere davvero è beffarsi della vita». Delle moltitudini di volumi che non scrisse mai, il non-autore Baroncelli in questo libro dei libri raccoglie tutto: recensioni, risvolti di copertina, giustificazioni, trame, prefazioni, epigrafie, album, illustrazioni, geografie, sommari, indici dei nomi, note, tracce biografiche, incipit. Tutto tranne il testo, di cui non sente alcun bisogno essendo autore di finzioni e di ironie lugubri e sferzanti. Solo che in tali fantasie immerge prima di tutto se stesso e quindi, come finzioni delle finzioni, i nostri sé di lettori.

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«Scrivere è una malattia dell'anima da cui gli scrittori s'illudono di guarire scrivendo, con una sorta di cura omeopatica» sostiene Eugenio Baroncelli, che ha da poco pubblicato "Pagine bianche - 55 libri che non ho scritto". Un titolo che mette già sull'avviso: è qualcosa di anomalo. Tra queste pagine, infatti, si incontrano epigrafi, titoli, citazioni, dediche, introduzioni ed avvertenze: ma invece d'essere seguite dal testo cui fanno riferimento, esse accennano tutte a libri inesistenti, forse a "libri impossibili", come recita il titolo dell'evento. È un approccio che rimanda ad alcuni scritti di Borges (citato anche da Baroncelli), già maestro nel comporre labirinti in cui opere esistenti e inesistenti si rincorrono. Anche sfogliando "Pagine bianche" sorge quest'impressione, rafforzata dall'impostazione data all'incontro: l'autore ha letto brani dal libro accompagnati dalla proiezione di fotografie e da musiche. Il risultato è stata una sorta di fuggevole visita a una Wunderkammer in cui si trovano accatastati tesori discreti.
«Tutti i libri sono incompleti: sia quelli che faticano a nascere e restano incompiuti, sia quelli finiti» sostiene l'autore. E a proposito dei romanzi osserva: «Io leggo romanzi, ma non ne scriverò mai uno; la vita è troppo grande per entrare in un romanzo». Questo genere corre anche altri rischi: «Questo è il problema del romanzo: pochi autori badano allo stile. D'altra parte è difficile costruire un'architettura preoccupandosi anche dei dettagli stilistici. Per me un libro che invece ci riesce è "L'invenzione di Morel" di Adolfo Bioy Casares: è perfetto nei due aspetti». Sulla poesia, invece, afferma: «La poesia deve cercare di dare un tempo al testo che diventi un tempo per chi legge; si deve trovare un ritmo per la parola giusta al momento giusto».
Al termine dell'incontro, una spettatrice s'interroga su perché sia spesso difficile, all'interno di un festival, discutere con un autore a proposito delle sue opere letterarie. Baroncelli non esita: «Perché non si comunica con gli autori, si comunica con i libri».

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