06/09/2014 - Ascolto il tuo cuore, città

L'UTOPIA COSMOPOLITA DI ODESSA

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Fondata da un mercenario napoletano nel 1794, Odessa si è distinta fin dalle origini per la sua capacità di far convivere comunità differenti - russi, ebrei, greci, italiani - e di definire la sua identità su questa propensione multiculturale. «Quando tutto andava per il meglio, Odessa era in grado di formare artisti e intellettuali il cui talento seppe illuminare il mondo. Quando invece tutto crollava, il nome della città divenne sinonimo di fanatismo, antisemitismo e bieco nazionalismo». Charles King, studioso della storia dell'Europa orientale e autore di Odessa e di Il miraggio della libertà, racconta la vicenda tragica e splendida della città sul Mar Nero che ha visto protagonisti tra gli altri registi come Ėjzentejn e scrittori come Aleksandr Pukin e Isaak Babel'.

Lo incontra lo storico Alessandro Marzo Magno.

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Quello che propone oggi lo scrittore Charles King è un viaggio. Il pubblico viene trasportato nella confusione comico-tragica della città sul Mar Nero, celebre nel bene e nel male. King insiste tanto sulla dualità di questa città e del territorio che la circonda, luogo di origine anche della parte materna della sua famiglia. Una dualità pesante, ostinata, lacerante. Lo scrittore afferma che il primo grande binomio di tutte le città cosmopolite, di cui Odessa è forse l'esempio più lampante, è quello tra la capacità del fiorire delle varie etnie nella mescolanza, pur tra le mutue incomprensioni, da un lato, e la violenza, il terrore, la paura, dall'altro. È in questo equilibrio che la città va avanti, anche se la storia ha dimostrato, e purtroppo dimostra tutt'ora, che spesso è il secondo polo a prendere frequentemente il sopravvento (basti pensare al celeberrimo film "La corazzata Potemkin" e alla scena della carrozzina che crolla giù dalla scalinata di Odessa). Anche il romanzo di King, "Odessa", rispetta questa natura della città, alternando storie drammatiche, come quella della popolazione ebraica, a storie più leggere, come quella dell'indiano Sioux abbandonato dalla sua compagnia nella città e che si destreggia tra tutte le lingue e le tradizioni che trova. In un'epoca in cui la globalizzazione si espande esponenzialmente e in cui lo spostamento e la comunicazione tra persone avvengono in maniera massiccia, lo scrittore afferma che questa città è una guida che può aiutare a comprendere: «Ho iniziato questa ricerca perché avevo, sì, una passione per Odessa, ma anche per capire cosa la parola cosmopolita significa». Il cosmopolitismo, infatti, è un tema sempre più al centro dell'attenzione, come dimostrano anche le domande del pubblico a cui entrambi gli autori presenti sanno dare risposte che vanno al di là dell'esaustivo, verso una ricerca di senso più concreta, Magno riprende in una citazione Fulvio Molinari: «dobbiamo smetterla di ragionare nei termini secondo cui questa terra è nostra e pensare che noi siamo di questa terra. Se ci convinciamo che noi siamo di questa terra allora c'è spazio per tutti» e King conclude: «il vero significato di cosmopolitismo è vivere una vita in cui si è a proprio agio nel vivere scomodamente in mezzo agli altri».

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