08/09/2006 - Un'idea di Dante


L'UNIVERSO CURVO DI DANTE
 (Par. XVII-XXX)


2006_09_08_091

Il mondo celeste, così come lo descrive Dante, è molto simile a un'ipersfera, cioè al modello di universo curvo descritto da Albert Einstein nella sua teoria della relatività. Patapievici, fisico di formazione, ci mostra come Dante, alla fine del suo poema, superi - in anticipo di diversi secoli - il sistema geocentrico-euclideo, ponendo Dio al centro dell'universo.


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Rumeno

Dopo quattro ore, nel medesimo luogo della mattina, dietro a dei tranquilli ed ombrosi giardini interni si è tenuto il sesto incontro del ciclo "Un'idea di Dante" nel quale il rumeno Horia-Roman Patapievici ha voluto spiegare la visione dantesca dell'universo. L'esposizione è incominciata con la domanda: «che tipo di uomo era Dante?». Egli era un intellettuale che sapeva di matematica, fisica e cosmologia, e per capire il "Convivium" e la "Vita Nova" bisogna conoscere i fondamenti di medicina. Egli dunque «univa Montale e Ungaretti, da una parte, Einstein e Bosnam, dall'altra»: era un 'mostro' nel senso che 'mostrava qualcosa' e questa era la sua concezione dell'universo. Il fisico ha dunque incominciato a spiegare quali fossero le credenze degli scienziati del tempo ed in che senso «noi moderni abbiamo mantenuto i codici infernali», finendo per chiarire l'intreccio della sfera terrestre con quella celeste: una descrizione, quella dantesca, che non si limita a pura espressione verbale, ma che ha consistenza geometrica. Dante era «un genio della Geometria» e parlava solo di quello che riusciva a vedere. Una volta terminata questa capacità, la "Divina Commedia" terminò.

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