10/09/2006 - Un'idea di Dante


DANTE LETTO IN UNA DITTATURA


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Nell'esperienza della privazione estrema della libertà, è Dante il primo poeta che viene alle labbra, come testimoniano scrittori come Antonio Gramsci o Primo Levi. Fatos Lubonja, poeta e saggista albanese, è stato imprigionato negli anni della dittatura di Hoxa. In carcere ha tradotto l'"Inferno" in albanese.


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Così come Dante è stato accompagnato da Virgilio nella sua discesa agli inferi, così Fatos Lubonja è stato accompagnato da Dante nella sua esperienza, durata ben diciassette anni, di carcerato in Albania. «La prigione ha come colore una scala di grigi, non si arriva mai al nero dell'inferno della Divina Commedia». In prigione rimane per fortuna la speranza, si possono contare i giorni che mancano alla libertà, si sogna di poter ancora amare, tutte cose che nell'"Inferno" di Dante non si possono fare. E come il poeta fiorentino, anche Lubonja, uscito dalla prigionia, cerca di capire il perché di certe violenze, di certi soprusi del potere e non riesce ad odiare. «Il voler capire permette di non umiliare, di non odiare». I compagni del cammino dell'autore rimangono i classici, le sue parole sono piene di citazioni, e tutto questo permette all'uomo di sopravvivere, di sopravvivere mentalmente sia in cella che nel nostro mondo così pieno di negatività. Perché l'inferno alla fine è «una condizione mentale e ovunque non ci sia amore e speranza, c'è l'inferno». Solo grazie alla comprensione, alla ragione, al voler conoscere, l'odio e la solitudine scompaiono.

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