07/09/2007 - Grammatica

AURA CONDIZIONATA
. Ovvero: esiste ancora una lingua letteraria?


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Secondo un linguista come Vittorio Coletti gli scrittori non fanno più testo nella grammatica dell'italiano. Non contano più, hanno perso autorità. Ci si chiede anzi se oggi abbia ancora senso parlare di una prosa letteraria italiana. Se esiste una lingua della narrativa, certo è difficile dire che questa si distingua dalla lingua comune. Giuseppe Antonelli, autore di "Lingua ipermedia", ne discute con Tullio Avoledo ed Ermanno Cavazzoni.


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Italiano

Con un aneddoto di Paperino che non trova più la sua 313, questa mattina Giuseppe Antonelli ha introdotto l'evento "Aura condizionata", nel Palazzo della Ragione. In quel caso la macchina non era 'assente' per Paperino e i suoi nipoti, bensì 'mancava'. Il docente di linguistica italiana ha analizzato la differenza tra i due termini traendo spunto da un racconto di Tiziano Scarpa: 'assenza' indica che si nota, 'manca' introduce un significato affettivo. Un modo come un altro per chiedere agli scrittori Tullio Avoledo ed Ermanno Cavazzoni, se la letteratura oggi sia così attenta al ruolo semantico delle parole e se gli autori contemporanei si allontanino dal conservare uno stile letterario aulico, quasi volessero con questa seconda ipotesi distruggere l'aura letteraria, condizionata dai mass media (televisione o internet), che semplificano il linguaggio per raggiungere un numero più elevato di utenti. Con un ragionamento sottile, Cavazzoni ha definito «un equivoco» la salvaguardia di una lingua letteraria. Secondo lo scrittore bolognese, siamo usciti dall'enorme regime retorico della didattica, che in Italia almeno fino al 1500 seguiva il modello letterario latino, una lingua già morta. Questo permetteva di utilizzare frasi fatte, un po' come avviene nel processo di apprendimento di una lingua straniera da un manuale. In latino insomma era già stato detto e scritto tutto, non c'era invenzione e si avevano ampi margini per poter dire ciò che era giusto e ciò che non lo era. Tutto questo secondo Cavazzoni si è proiettato anche nell'italiano nascente con il tentativo di eleggere autori di riferimento, come si faceva con Ovidio o Virgilio per il latino. Oggi questo non avrebbe più senso perchè gli scrittori non sono più autorità stilistiche. Dello stesso avviso anche Tullio Avoledo, che nel parlare di sé ha spiegato come privilegi il parlato e come sia difficile in questo modo utilizzare un «pergolato di letteratura». «Ho sempre tratto insegnamento, fino a poco tempo fa, dalla Tv o dalla pubblicità - ha sintetizzato Avoledo - non dalla letteratura, per questo sono quanto di meno letterario possa esistere».

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