09/09/2009 - Ars amandi

ARS AMANDI
. Fiori scelti dalla letteratura erotica di tutti i tempi


2009_09_09_010

1. La classicità


Letture da Saffo, Catullo, Marziale, Ovidio e altri autori.


Il critico e filosofo surrealista Alexandrian Sarane, nella sua "Storia della letteratura erotica", ha censito 963 tra poesie, racconti, romanzi dall'antichità sino agli inizi del Novecento dedicati alla tematica amorosa: segno di una continuità nel tempo che, oltre a marcare un genere, rivela il desiderio costante di giocare con la letteratura attraverso l'eros. Il percorso disegnato da Gianfranco De Bosio, attraverso letture e accompagnamenti musicali, parte dal mondo classico e arriva all'oggi, passando per due momenti chiave come il Rinascimento e l'Illuminismo. 
 In collaborazione con l'Istituto Internazionale per l'Opera e la Poesia.


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Lo splendido Palazzo Magnaguti ha accolto stasera alle 22:30 la prima puntata di una serie di quattro serate dedicate alla letteratura erotica di tutti i tempi, con il titolo di "Ars amandi". Si parla d'amore, di desiderio, del rifiuto, dell'assenza, del piacere sessuale.
E per la classicità, il direttore Gianfranco De Bosio ha scelto prima il "Cantico dei Cantici", per continuare poi con i poeti greci Saffo, Anacreonte e Melagro e con i latini Lucrezio, Catullo, Ovidio, Marziale, Lucio di Samosata e l'anonimo del I d.C. la cui opera è nota come "A sud del grande mare".
Grande successo di pubblico, anche nelle due stanze contigue con circuito TV per sentire Giovanni Franzoni, Valeria Perdonò, Federica Restani, Edvige Ciranna, Laura Torelli, Agostino Contò (traduttore anche di alcuni dei poemi recitati), Paolo Sachet e lo stesso direttore, Gianfranco De Bosio.
Una recitazione sensuale e entusiasta, accompagnata nei momenti più drammatici dalle dolcissime note dell'arpista Davide Burani. E tutto introdotto dalle parole del professore Giorgio Bernardi Perini, che citando l'anonimo Vigilium Veneris ha sentenziato: «Domani deve amare chi non ha amato mai. E chi già amò, domani deve amare».

Il genere erotico, fine gioco letterario o tentativo di tradurre in parole l'ineffabilità del desiderio e della sessualità, caratterizza la letteratura di ogni tempo e paese. Sono notoriamente assegnate al genere erotico il "Kamasutra" e "Le mille e una notte", ma l'erotismo è tratto distintivo anche del celeberrimo "Cantico dei Cantici", testo compreso nella "Bibbia" e al quale si è spesso preferito dare un'interpretazione mistica.
Il "Cantico dei Cantici" è stato il punto di partenza di "Ars Amandi", ciclo di letture di testi che segue un percorso storico attraverso la letteratura erotica dall'antichità ebraica e classica fino all'età contemporanea, attraverso Rinascimento e Illuminismo. Curatori degli eventi, Gianfranco de Bosio, noto regista che ha dedicato buona parte del proprio lavoro al recupero filologico e teatrale dell'opera del Ruzante, e Giovanni Casalegno, studioso della letteratura italiana e autore del "Dizionario storico del lessico erotico italiano".
Il reading di ieri sera, primo giorno di Festivaletteratura, è stata un'occasione per riscoprire i testi celebri e non della letteratura erotica dell'antichità greca e romana. Testi mai letti per obbligo, ma per curiosità, interesse e gusto del proibito. Lo sdoganamento del sesso in letteratura, tale da eliminare qualsiasi confine tra genere erotico e non, permette oggi di apprezzare l'autentica forza poetica dei classici dell'erotismo e l'intensità delle tematiche affrontate. E se i lirici greci, Saffo, Anacreonte e Meleagro, nella traduzione di Salvatore Quasimodo, sembrano far prevalere i temi dell'esaltazione del piacere e della persona amata, lo struggimento per l'assenza o per la giovinezza che sfiorisce, tra i classici latini spicca l'intento didascalico di Ovidio e di Lucrezio. Il primo fa un dettagliato elenco delle posizioni che le donne debbono assumere nell'atto amoroso per esaltare i propri lati migliori, o nascondere difetti fisici, il secondo fa un'analisi scientifica dei perché la passione amorosa, contrariamente al desiderio di bere e di mangiare, non possa mai essere soddisfatta. E non potevano mancare le liriche di Catullo, tradotte da Guido Ceronetti, dedicate alla celeberrima passione contrastata per l'incostante Lesbia. L'unico brano in prosa, del latino Luciano di Samosata, è un sapido dialogo notturno tra due cortigiane sui piaceri dell'amore lesbico, nella traduzione ottocentesca di Luigi Settembrini.

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