08/09/2011 - Gli incontri della biblioteca di fantascienza

QUEL CHE RESTA DEL FUTURO

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Il bibliotecario Tullio Avoledo presenta oggi Giuseppe Lippi

Come ogni biblioteca che si rispetti, anche la biblioteca di fantascienza è impegnata ormai da diversi millenni in un'opera di animazione culturale. Al centro degli incontri sempre temi di stretta attualità, quali ad esempio quelli affrontati da libri come "La minaccia degli esmeraldiani"; "Il cervello verde"; "Superuomo legittimo" e molti altri ancora. Anche quest'anno il direttore della biblioteca ha chiamato a presenziare alcuni esperti di fama interstellare: il titolo delle conversazioni sarà annunciato prima del Festival.

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In un'atmosfera che sembra presa in prestito da una riunione di nostalgici ex allievi di un liceo a caso, Tullio Avoledo, bibliotecario appassionato di fantascienza, presenta Giuseppe Lippi. L'introduzione è piuttosto formale, qualche complimento, qualche citazione, poi tutto si scioglie in nome di un amore comune per un genere tanto in voga negli anni '70 e che ormai sembra destinato a vivere delle apologie strappalacrime di pochi eletti.
 La fantascienza viene definita un universo vasto, sofisticato, in grado di offrire molto ad un lettore di ampie vedute, che non si lascia trascinare dai giudizi, spesso poco oggettivi, di chi siede sul piedistallo della critica. Piedistallo da cui si dovrebbe scendere, perché molti autori dimenticati, o forse mai considerati, hanno da raccontare storie che possono lasciare veramente il segno. Una critica della critica, così si potrebbe riassumere l'incontro, condotto da due personalità assolutamente interessanti e preparate sull'argomento. Percorsi di questo tipo aiutano certamente i lettori a riavvicinarsi a generi che si possono definire, senza osare neanche troppo, in via di estinzione.

Con una domanda che sa di provocazione ha preso il via l'incontro odierno alla "biblioteca della fantascienza". «Perché non cambiare nome a questo genere letterario?» si chiede Tullio Avoledo, brillante romanziere che da "L'elenco telefonico di Atlantide" fino a "Un buon posto" per morire non ha smesso di sorprenderci.
Una domanda nata dall'esigenza di sdoganare un genere spesso considerato minore della critica. «Come i gialli - prosegue Avoledo - di nuovo in vetta ma sotto le mentite spoglie di thriller o noir, anche la fantascienza per essere accettata deve sottrarsi ad un'etichetta che le ha riservato solo una nicchia in secondo piano».
Giuseppe Lippi, ormai autore di culto, di cui si ricordano gli scritti sulla rivista "Robot" e l'imprescindibile presenza alla guida del mensile "Urania", a partire dall'89, accetta la sfida e con il termine inglese speculative fiction apre nuovi spazi a questo genere. Per Avoledo la fantascienza è riflessione critica sul presente, alternativa visionaria in cui cercare risposte non facili agli interrogativi della nostra attualità, dalla tecnologia soverchiante all'onnipresenza di informazioni offerta dalle nuove frontiere della 'realtà aumentata'.
Non solo i grandi nomi come Asimov, Roth o Dick ma anche autori come Philip J. Farmer, John Brunner o James Murdoch, spesso sconosciuti al grande pubblico, hanno fatto sobbalzare il nostro quotidiano, strappandoci più di un sorriso, intelligente o amaro. Secondo Lippi «nemiche della fantascienza non sono solo una critica supponente ma anche la macchina commerciale che dà alle stampe testi tutto scoppi e botti nello spazio, privi di sofisticata genialità. La stessa faglia che divide la creatività solo visiva di "Guerre stellari" dalla genialità di "Odissea nello spazio"».

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