10/09/2011 - Il giallo

INVESTIGATORI METROPOLITANI. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi e l'ispettore Michele Ferraro

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Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli, è un investigatore anomalo, perché fin da bambino 'vede i morti' - ma solo chi muore di morte violenta -, coglie la loro immagine nell'ultimo momento di vita e ascolta le ultime parole: 'il Fatto', come lo chiama lui, lo aiuta nelle indagini nella Napoli degli anni '30. L'ispettore Ferraro invece è un uomo senza particolari qualità, che deve però vedersela con il quartiere di Quarto Oggiaro, periferia di Milano, «una città che non vuole morire e che, se muore, comunque rinasce, con orgoglio». Raccontano le città teatro dei loro gialli Maurizio De Giovanni ("Il giorno dei morti. L'autunno del commissario Ricciardi") e Gianni Biondillo ("Per cosa si uccide"; "I materiali del killer"), insieme allo scrittore Francesco Abate.

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Incalzati dal giornalista e scrittore Francesco Abate, Gianni Biondillo e Maurizio De Giovanni sbarcano al Festivaletteraura con i due personaggi che hanno inventato: l'ispettore Michele Ferraro, in forza al commissariato di Quarto Oggiaro a Milano, e il commissario Luigi Alfredo Ricciardi di Napoli, due Investigatori metropolitani, questo il titolo dell'incontro, che hanno già conquistato tantissimi lettori. Ricciardi ha un dono: vede i morti, ma solo quelli che muoiono di morte violenta, nella Napoli degli anni Trenta. «Io racconto la città partenopea con i suoi contrasti, con i suoi quartieri periferici situati paradossalmente in centro città», spiega De Giovanni. «Non uso aggettivi né avverbi, descrivo Napoli senza abbellirla o denigrarla. E da lettore, più che da scrittore, spero sempre che un libro mi dia qualcosa, lasciandomi un pochino diverso da come ero prima di leggerlo». La palla passa a Biondillo, che spiega come le sue trame siano «stressate, tirate e stese» per far entrare tutto ciò che ha nella testa: «Non amo le storie gialle perfette e lontane dalla realtà, quelle dove i morti non puzzano nemmeno. Nei miei romanzi, al contrario, la realtà entra prepotentemente».

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