11/09/2011 - Le pagine della cultura

LE PAGINE DELLA CULTURA

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Lettura di giornali a cura di Alain de Botton
coordinamento di Alberto Notarbartolo e Piero Zardo

In un momento di profondo rivolgimento nelle modalità di trasmissione della cultura e di creazione delle opere d'arte e dell'ingegno, gli inserti culturali dei giornali sono impegnati nel difficile compito di offrire un'informazione culturale adeguata tra l'esigenza di una maggiore partecipazione da parte dei lettori, la rivoluzione del web e la progressiva trasformazione della produzione letteraria. A "Le pagine della cultura" - ormai tradizionale apertura del mattino organizzata in collaborazione con "Internazionale" - alcuni degli ospiti presenti al Festival commentano una selezione degli articoli tratti dagli inserti-cultura e dalle terze pagine dei giornali di tutto il mondo.

Per tutta la durata del festival, presso la tenda di piazza Leon Battista Alberti, sarà aperto al pubblico un angolo di "Pagine della Cultura" presso il quale sarà possibile consultare le versioni cartacee e on-line delle principali testate internazionali.

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Le rassegne stampa che hanno aperto le giornate del festival si sono concluse domenica mattina con l'intervento del filosofo e intellettuale svizzero Alain De Botton. Al colloquio con il giornalista di "Internazionale" Piero Zardo, De Botton ha iniziato la sua personale selezione delle terze pagine dei giornali con un articolo apparso sul quotidiano tedesco "Der Spiegel". Al centro del dibattito le recenti esternazioni del romanziere premio Nobel Günter Grass in merito alle vittime di guerra e della Shoah, che hanno suscitato accesi dibattiti sia in Germania che all'estero. Per De Botton, il problema delle affermazioni che 'fanno notizia', piuttosto che al singolo protagonista, spesso vanno imputate allo stile di certi giornalisti: la caccia dello scoop a ogni costo, più che la ricerca di un ragionamento ben fondato, è un pungolo che induce molti addetti ai lavori a tartassare di domande autori svogliati, o magari impreparati su un dato argomento (lo stesso De Botton ne è stato vittima in diverse occasioni), penalizzando una corretta informazione e, talvolta, sollevando inconsistenti polveroni mediatici.
Da uno sguardo sulla società dell'informazione e sulle trasformazioni culturali in atto, la rassegna stampa si è poi focalizzata - com'era prevedibile - sul decennale dell'11 settembre. De Botton ha interpretato con grande lucidità le molteplici sfaccettature in cui può leggersi l'anniversario dell'evento epocale, fino a parlare delle sconvolgenti immagini dei jumpers, delle persone che si sono gettate dalle Twin Towers prima del crollo, oggetto di due recenti approfondimenti del "Sunday Times". Rigettando qualsiasi forma di semplificazione o banalizzazione, il filosofo ha preferito mettere in luce gli aspetti psicologici che accompagnarono il gesto estremo di molti (speranza in una salvezza impossibile, disperazione suscitata da una situazione estrema), lasciando aperti gli interrogativi che quelle scelte assolutamente personali, compiute in un lasso di tempo di appena novanta secondi, suscitano (e susciteranno) ancora in noi.  

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