06/09/2012 - I luoghi del cuore

GAIOLE IN CHIANTI (SIENA)

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«Si direbbe che nessuna pittura sia in grado di riprodurre un così ricco paesaggio». Così scriveva Montaigne nel 1581 in viaggio per l'Appennino marchigiano. E, come Montaigne, Chateaubriand, Goethe, Cechov e numerosi altri scrittori hanno lasciato spazio nelle loro pagine alla contagiosa meraviglia del territorio italiano, in cui natura e arte si confondono in modo sorprendente. Oggi che molte delle mete raccontate in quei diari di viaggio d'eccezione rischiano di essere oggetto di degrado, è ancora agli scrittori che Festivaletteratura chiede di rinnovare la memoria di piazze, borghi e palazzi del nostro paese a cui sentono di appartenere. Ogni giorno, in uno spazio storico di Mantova poco conosciuto, un ospite del Festival descriverà il proprio luogo del cuore dialogando con il critico letterario Silvio Perrella.

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Il cortile di Palazzo Castiglioni accoglie quest'anno la nuova rassegna "I luoghi del cuore"; location perfetta che investe subito il pubblco dell'atmosfera che questi incontri vogliono suscitare, affidando a quattro voci d'autore la descrizione di un luogo italiano particolarmente suggestivo per paesaggi, cultura, abitudini, ma soprattutto per ricordi e sensazioni legati ad esso.
In quest'occasione il Festival collabora con FAI (Fondo Ambiente Italiano) per promuovere un'iniziativa di sensibilizzazione a livello internazionale riguardo l'importanza di conoscere prima di tutto, e poi amare e conservare il patrimonio artistico-naturalistico italiano (potete partecipare anche voi votando il vostro luogo del cuore italiano sul sito www.iluoghidelcuore.it).
Il primo autore a presentare il proprio luogo del cuore è Matthew Spender che, come dice il moderatore dell'evento Silvio Perrella, «non ha bisogno di presentazioni»: inglese di nascita (il suo aspetto e il suo accento lo tradiscono, nonostante ormai si faccia chiamare Matteo), toscano d'adozione dal 1968, è pittore, scultore e scrittore, nonché marito dell'artista Maro Gorky (figlia del noto Arshile Gorky). 
Esordisce ammettendo che avrebbe potuto scegliere molti posti da raccontare per l'occasione (Carrara o Rapolano, ad esempio, terre di pragmatismo e manualità, strettamente legate alla materia prima del suo lavoro, la pietra), ma sceglie Gaiole in Chianti, piccolo paese in provincia di Siena, con il quale ha sviluppato un legame inscindibile non solo vivendoci, ma soprattutto suonando il clarinetto nella banda locale dal 1972.
Il suo rapporto con l'Italia, però, ha radici ben più profonde del desiderio di fuggire dal subbuglio europeo del '68: risale ancora alla dorata infanzia in cui con il padre, l'altrettanto famoso Stephen Spender (poeta e saggista), trascorreva le vacanze a Torri del Benaco sul Lago di Garda. Dopo alcuni anni, non molti (era solo sedicenne), incontra Maro, sua futura moglie, altrettanto affezionata a questo paese avendo studiato a Positano e Firenze, ed insieme decidono di cercare un luogo del cuore, che sia un luogo in cui possano sviluppare la propria arte, in cui possano lavorare con le mani, con il corpo, come i contadini.
Scelgono l'Italia per il ritmo del suo paesaggio tramandato sotto silenzio da duemila anni («come dimostra la coincidenza fra i parametri di coltivazione di oggi e quelli di Pompei» ci dice Matteo), per il gusto del dettaglio, per la genuinità del suo artigianato, per la lontananza dal cliché britannico per cui il bello è qualcosa da costruire. Scelgono il Chianti, una casa del 1750 che «non finisce mai», è in continua evoluzione, tanto da affascinare l'amico regista Bertolucci che vi si ispirerà per i luoghi del film "Io ballo da sola".
Con lo stesso affetto e la stessa delicatezza con cui ci racconta cosa faccia della campagna senese il suo luogo del cuore, Spender prova a spiegarsi perché la patria che l'ha affascinato ed accolto con il suo immenso patrimonio artistico, naturale ed umano abbia così tanti problemi; parla di eccessiva sensibilità (e quindi incapacità di reagire) alle profonde intersezioni  politiche, sociali ed economiche del paese, ma conclude: «Sono qui da 40 anni, ma non è che lo capisca meglio del primo giorno».
In chiusura la parola spetta al critico Perrella che lancia un appello sincero e commosso: «Mantova è il luogo del cuore del Festival, occupiamocene, facciamoci sentire, aiutiamo a sistemare la lanterna della Basilica di Santa Barbara che il terremoto ha sottratto al suo skyline».
 

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