07/09/2012

Melania Mazzucco con Giuseppe Antonelli

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Letture di Francesca Inaudi

Dagli emigrati di Vita alla Roma di Un giorno perfetto; dalla Venezia di Tintoretto alla colata di cemento di Ladispoli; dall'Afghanistan di Annemarie Schwarzenbach a quello dell'eterna guerra di oggi: Melania Mazzucco anche con Limbo si conferma tra le maggiori scrittrici contemporanee, con il coraggio e la capacità di fare letteratura anche raccontando l'Italia di oggi. La incontra Giuseppe Antonelli.

 

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Piazza Castello, venerdì sera: l'enorme struttura pullula di persone ansiose di vedere l'arrivo di Melania Mazzucco. Entra in scena, applausi, e il silenzio regna sovrano. Francesca Inaudi attacca subito con la lettura: parole sconosciute per alcuni ma già lette per molti altri, dal libro "Limbo", risuonano nell'aria, stimolando le immaginazioni, come se queste, tutte insieme, avessero il potere di trasformare il tendone nello scenario del romanzo. Ed è quello che avviene: l'appassionata interpretazione di Francesca proietta le menti in quello che ascoltano, caratterizzando tutta la serata di un entrare-uscire dal romanzo, dalla vita di Manuela e degli altri personaggi. Parola chiave di quest'incontro: principio. Perché sono proprio i principi di Melania, le idee in cui crede e le situazioni che rifiuta, ad aver stimolato gran parte del libro. L'autrice si rivela: «come tutti gli scrittori, la tendenza che si ha è quella di estraniarsi dall'ambiente entrando nei propri libri, ma è una cosa che io non ho fatto mai. Mi sono sempre interessata al mondo che mi circonda, all'Italia e alla missione in Afghanistan, e ho visto questa missione come un possibile incontro tra la mia realtà e questo paese. Perché sono nata in un mondo dove quelle terre erano ospitali, dove chi ci viaggiava lo faceva in modo pacifico, mentre adesso è un paese distrutto e 'interdetto' per me. In questo decennio mi ha molto colpito la figura femminile in Italia. la trovo una figura ferita e umiliata». E così nacque l'idea, o meglio iniziò ad abitare nella testa della scrittrice (che vive 'vivendo' molte storie contemporeaneamente dentro di sé), l'idea di Manuela, una donna che affronta una scelta difficile e diversa, che rompe lo stereotipo: una donna soldato. Con questo personaggio Melania rivela di aver viaggiato, di aver finalmente visto l'Afghanistan, anche se con occhi diversi, e che è stata proprio questa doppia situazione ad aver ispirato il libro: un paese dove una 'missione-guerra' si protrae ormai da due generazioni di soldati, e un altro paese dove un tempo si combatteva per i diritti civili mentre ora si è sempre 'in ritardo'. Si ritorna nella lettura, stavolta direttamente nel campo di battaglia: un sentimento di stento e miseria prende il controllo del pubblico, che si ritrova sotto un cielo dove anche le stelle, oltre che la luna, generano luce ed ombre. Si vivono uomini e donne 'annullati dalle divise', che solcano le terre come fantasmi a bordo di mezzi blindati. Melania si sofferma sulla figura del 'reduce': sono sempre stata affascinata da questo personaggio, dal suo genere letterario ma anche cinematografico, da questa persona che affronta situazioni troppo imponenti che finiscono per cambiarla e impedirle di rientrare a casa. E così Manuela si ritrova a dover affrontare un plotone di trenta uomini, maschi s'intende, in un ambiente duro dove lei sembra incapace e fuori luogo, e alla realtà di non essere un soldato di pace, come le era stato detto, ma un soldato di guerra. Si affrontano le tematiche della missione: la guerra finirà, i soldati se ne andranno, ma l'Afghanistan ha davanti a sé tutta l'eternità. E allora cosa sarà rimasto del tentativo di 'esportare' un sistema di giustizia, da un paese dove il sistema stesso non sembra più funzionare poi così bene? Melania ci spiega come ha affrontato la 'retorica letterale' del libro: anzitutto occorre mettersi in scolto. «Inizio a scrivere, e piano piano 'entro nel libro'. Inizia a crescere in me il bisogno di conoscere gli orizzonti, le idee, le paure e anche i fatti della vita quotidiana dei personaggi di cui parlo, e allora inizio a cercare, ad informarmi, finché non sento più il bisogno di fare domande e posso trarre delle risposte. Allora sono nel libro. Allora, e solo allora, posso scrivere di combattimenti, di ordini militari e di morte, perchè mi sono immedesimata in situazioni come trasportare un fucile carico». Si cambia scenario: Fracesca si immedesima nella protagonista interpretando la frustrazione di Manuela all'atroce e possibile pensiero che le succeda qualcosa, non tanto per se stessa, quanto per sua madre: una donna che vive di un lavoro umile, in autogrill, a chilometri da casa, in un ambiente rozzo dove riesce però sempre ad indossare un sorriso, che si vede perdere l'unico 'riscatto' di una vita di sacrifici, sua figlia. Alle 22:27, dopo aver affrontato altre tematiche come gli antagonisti del libro, il multi-significato della paola "limbo e l'importanza dei nomi, l'evento sembra appena iniziato. Francesca ringrazia di aver avuto ancora una volta la possibilità di immedesimarsi nel libro, e aggiunge che per lei è sempre una grande emozione. Le domande si liberano nell'aria, rivelando un altro dei principi di Melania: la presenza delle donne soldato è necessaria, perché una delle chiavi di volta in situazioni come quella dell'Afghanistan è proprio il rapporto con la popolazione, e qui una figura femminile spesso è molo più potente di un fucile.

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