08/09/2012

L'EDUCAZIONE UMANA

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La liquidità delle relazioni sociali che caratterizza il nostro tempo richiede secondo Zygmunt Bauman un profondo ripensamento dei modelli educativi adottati a livello scolastico. Oggi è necessario per gli educatori riposizionarsi continuamente nei confronti dei discenti, rimettendo in discussione le categorie di insegnamento e apprendimento in un momento di continua rivoluzione della conoscenza. Con il grande sociologo e filosofo polacco discutono di questi temi Riccardo Mazzeo, coautore con Bauman di Conversazioni sull'educazione, e Luigina Mortari, esperta di pedagogia.

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Come affrontare il tema dell'educazione nella società contemporanea? Un approccio sistematico e accademico può risultare quantomeno discutibile nell'epoca del sapere frammentato, del web e di Wikipedia. Zygmunt Bauman racconta il senso di disorientamento che ha provato quando, alla ricerca di una definizione dell'espressione 'cultura europea' su Google, si sia imbattuto in 947 milioni di risultati. A volte risulta comodo 'appoggiarsi' alla potenza di calcolo di un server, che può ricordare per noi centinaia di migliaia di informazioni, ma d'altro canto non siamo mai certi della veridicità del materiale che ci troviamo davanti.  Si è calcolato, ad esempio, che nell'edizione domenicale del "New York Times" siano contenute più informazioni di quante un illuminato accademico del Settecento potesse immagazzinarne in una vita intera. In questo contesto, come scegliere cosa memorizzare e cosa no? Diverse teorie sostengono che l'educazione non debba essere qualcosa di invasivo, che non debba condurre ad un atteggiamento pedante nei confronti del sapere; piuttosto dovrebbe presentarsi come una tappa della nostra formazione capace di dotarci di una forma mentis, lasciandoci poi autonomi di fronte all'immensità della cultura umana. Non si deve quindi inculcare un contenuto già pronto e impacchettato, si deve insegnare ad imparare. Una metafora avvicina l'educazione alla scultura, che plasma la materia informe. Lima, corregge, ma che non aggiunge nulla. Semmai toglie. Un individuo correttamente istruito deve poter riuscire in un'opera di selezione e scomposizione del sapere. Di certo la selezione non è cosa facile di fronte alla mole di informazioni che ci investe di questi tempi. Allora un altro meccanismo che dobbiamo fare nostro è quello della decostruzione. Schemi cognitivi devono poter essere dimenticati e rimpiazzati da altri più moderni. Dobbiamo cercare di essere flessibili, quasi come un supporto di memoria digitale. Fare una periodica pulizia dell'hard disk, e un aggiornamente del software, per intendersi, può essere una buona abitudine. Per tornare al carattere dell'educazione, questa deve somigliare ad una carezza fatta alla nostra anima. Non deve essere invadente, o imporre qualcosa (Luigina Mortari ricorda «le tre i» dell'ultima riforma dell'istruzione). Ma purtroppo l'educazione è strettamente legata alle strutture politiche e sociali di un popolo. Noi, che, come scriveva Jean- Paul Sartre, da produttori, siamo diventati consumatori, abbiamo creato meccanismi come la concorrenza, che penetrano nel tessuto culturale delle nuove generazioni: cerchiamo costantemente di essere migliori degli altri, di superarli, senza concedere a nessuno la nostra lealtà. Trasposizioni pratiche di questa realtà sono fenomeni come il 'Big Brother', reality che ha infestato praticamente tutti paesi civilizzati, e che abbracciano intere fette di popolazione, che vi si riconoscono. Tutto questo fa pensare che qualcosa va cambiato, non solo nei processi educativi, ma nelle strutture sociali stesse.

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