07/09/2013 - Tracce

L'ATLANTE DEGLI SCRITTORI

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Gli scrittori, Daniel Mordzinski, li ha fotografati tutti. O se non tutti, poco ci manca. Il suo obiettivo è quello di arrivare a comporre almeno un atlante umano della letteratura ibero-americana. Ci riuscirà?

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«Ho conosciuto molti scrittori, eppure mi rendo conto di doverne conoscere ancora molti. E questo è come salire su una montagna e vedere che manca ancora parecchio alla vetta. Ma tutto ciò è un privilegio perché mi permette di raggiungere molti altri monti, soli, lune e cieli».

Uno scrittore dopo l'altro, seguendo una 'fame' di conoscenza che porta all'incontro, alla scoperta, all'amicizia con le più importanti figure del mondo letterario internazionale: è questo il motore propulsore di Daniel Mordzinski, il cuore pulsante del suo "Atlante". 
Argentino di nascita, parigino d'adozione, Daniel Mordzinski si presenta al Festivaletteratura con un gran entusiasmo, tipico della 'prima volta'. È alla sua prima apparizione qui alla 'kermesse' mantovana e manifesta tutta la gioia per essere 'finalmente' qui. La sua è una chiacchierata veloce e snella, come richiedono le regole di "Tracce". Eppure in trenta minuti Mordzinski ha saputo concentrare la sua vita e la sua professione, dedicando ampio spazio ad alcuni piacevolissimi aneddoti.
Nel 1977 Buenos Aires sembra non essere una città per ragazzi, un luogo nel quale crescere, eppure, cresciuto nel grigio contesto della dittatura militare argentina, egli trova nelle sue 'passioni' la forza e il colore per immaginare e creare 'mondi migliori', e questo riesce a farlo rifugiandosi nella letteratura, nelle immagini delle fotografie e dei libri d'arte, ma anche nel cinema. 
E il suo amore per la fotografia, per il ritratto, nasce proprio durante il suo percorso di studi in una circostanza del tutto casuale e fortuita. In una sala della Biblioteca Nazionale della sua città, in occasione di una riunione per le riprese di un documentario, vede Jorge Luis Borges. Questa visione sarebbe stata la prima del suo ricco 'atlante fotografico'. E così inizia la ricerca, il viaggio d'incontro con l'autore, con l'uomo e la donna da immortalare e rendere nel modo migliore, quel modo che lascia sempre trasparire sulla scena chi davvero è il soggetto davanti all'obiettivo. E per far questo, Mordzinski invita l'autore ad uscire dal suo ambiente naturale, dalla sua 'tana' (lo studio, la biblioteca, la propria camera), da un contesto classico, per abbracciare spazi e luoghi nuovi ma che allo stesso tempo riescono a manifestare la 'natura del soggetto stesso'. In questa operazione ruolo di primo piano è rivestito dall'uso sapiente dell''umorismo', da quello stato - trasmesso dal nonno e quindi profondo e intimo patrimonio personale - che rende tutto ciò che tocca leggero, profondo e comprensibile senza mai cadere nel ridicolo (per Daniel Mordzinski il confine tra 'umorismo' e 'ridicolo' è davvero sottile, e la prova risiede proprio nel non cadere nell'errore di rendere lo scatto, e quindi l'autore, ridicolo).
 Daniel Mordzinski decide di condividere con il pubblico un suo ricordo pieno di umorismo e nostalgia: è la memoria della 'prima fotografia (mancata)'. È un ricordo d'infanzia (aveva sei o sette anni), di un giorno al circo con il padre, di una lotteria e di una vincita sfiorata. Un clown estrae il biglietto n. 7, Daniel bambino ha nelle sue mani un pezzettino di carta marchiato numero 7, a quel punto invita il padre a cercare ovunque per trovare quel 7 desiderato. Niente da fare: il 7 non si trova, e così allora con il nervoso che sale alle stelle Daniel urla dicendo d'aver lui il biglietto. Il clown lo invita a salire sul palco e a mostrargli il ticket. Cosa fare? «È stato mio papà! Mio papà ha perso il biglietto!». Ovviamente il clown lo manda a sedere, lui in lacrime ritorna al suo posto, ma ha gli occhi così bagnati da non vedere nemmeno la faccia del padre. E il premio? Un ragazzino circa della sua età vinse una 'Kodak Fiesta' quadrata e di plastica: un ragazzino vinse una macchina fotografica! Con nostalgia Mordzinski si chiede «se da tutta la vita, nel mio lavoro di fotografo io non sia alla ricerca di quella macchina fotografica perduta».
 Borges fu la sua prima fotografia, il primo volto, l'autore che diede inizio alla sua opera, ma fu un altro l'autore più significativo e col quale strinse un rapporto di profonda amicizia: Julio Cortázar. Un Cortázar che risponde all'appello di un disperato Mordzinski nella sua solitudine di neo arrivato a Parigi. Nella grande città è solo e alla sua prima esposizione fotografica, con lui non ci sono amici o parenti a dargli un sorriso. Nella disperazione sfoglia la guida telefonica e inizia a comporre il numero di Cortázar. Risponde sempre la segreteria telefonica e in lui è forte la timidezza, fino a quando riesce finalmente a lasciargli un messaggio: «Ciao sono Daniel, non sono nessuno, non ho fatto niente, ma domani inauguro la mia mostra. Se vuoi venire questo è l'indirizzo». Si dice che la fortuna aiuta gli audaci, ed effettivamente Daniel fu audace: il giorno dopo, all'esposizione si presentò Cortázar!

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