04/09/2014 - Translation slam

Matteo Colombo e Anna Rusconi con Isabella Zani

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The Catcher in the Rye di J.D. Salinger s'impone in Italia solo dieci anni dopo la sua uscita negli Stati Uniti. Il giovane Holden (per usare il titolo italiano) diventa finalmente il best seller che era stato oltreoceano, trasformandosi in un vero e proprio libro di culto in cui si identifica un'intera generazione. A tradurlo è Adriana Motti, che crea per Holden una lingua formidabile, spesso lontana dall'originale, con inserti gergali e autentiche invenzioni. Oggi - a più di cinquant'anni da quella versione - Matteo Colombo (traduttore di DeLillo, Eggers, Palahniuk e molti altri americani) si è cimentato nell'impresa di una nuova versione, proponendosi di ritrovare la voce autentica dell'Holden di Salinger. Il "translation slam" si volge dunque al classico, facendo contendere lo stesso Colombo e, in difesa di Adriana Motti, Anna Rusconi. Arbitra Isabella Zani.

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Nella splendida cornice della chiesa di Santa Maria della Vittoria, ritornano come ogni anno gli incontri del "translation slam". Quello di oggi però è diverso: non c'è l'autore del testo originale e non c'è nemmeno uno dei due traduttori 'in lizza'. Il libro protagonista è il grande classico americano "Il giovane Holden" di J.D. Salinger, recentemente riedito in una nuova traduzione di Matteo Colombo, presente all'evento per difendere la sua versione 'contro' quella precedente di Adriana Motti, che ha resistito per cinquant'anni e che in questa occasione è difesa da Anna Rusconi. I due traduttori, anche tramite gli interventi della moderatrice Isabella Zani, nella loro discussione si rifanno prima di tutto al testo inglese originale, che già di per sé presenta come caratteristica portante una lingua inedita, specchio del modo personale di vedere la realtà da parte del protagonista Holden Caulfield. La traduzione di Adriana Motti è ben nota per la sua creatività, immaginosità e ricchezza di linguaggio; ma ribatte Colombo, i libri sono anche un'industria, e già da qualche anno si sentiva la necessità di una versione italiana che potesse essere proposta a nuovi pubblici. In fin dei conti, anche l'italiano stesso si modifica nel tempo, influenzato da altre lingue (inglese in primis), modi di comunicare o cambiamenti del mondo che ci circonda. Per Matteo Colombo questa traduzione è stata una sfida, che l'ha però riavvicinato al testo originale, facendogli scoprire che «tutto sommato Holden poteva reggere una traduzione più fedele di quanto pensassi». Ha cercato quindi di trasmettere i rimandi del testo, le reiterazioni ricorrenti, persino le volgarità, insieme al linguaggio particolare ma limitato del personaggio principale, che sembra possedere un lessico di non più di 300 parole. Confronti di traduzioni, sì, ma anche considerazioni sul lavoro del traduttore, al quale, ad esempio, spesso manca l'opinione dei lettori per cui lavora. Ed ecco che allora i tre esperti del mestiere ne approfittano per domandare al pubblico di Festivaletteratura: «A voi quale resa piace di più, quale vi suona meno vecchia? 'Parecchio permaloso' o 'suscettibile di brutto'?».

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