10/09/2006 - Balcanica. Poesia

Besnik Mustafaj con Gezim Hajdari


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Secondo Besnik Mustafaj - scrittore, saggista, direttore della Casa editrice Ora, e attualmente Ministro degli Esteri dell'Albania - quella albanese è una poesia dalle forti valenze, intrisa di «dolore omerico», capace di salvare una lingua in declino e di offrire alle aspirazioni degli albanesi l'immagine di una libertà senza confini. Della situazione letteraria del suo paese e del rapporto con le altre culture del Mediterraneo, Mustafaj parla con il poeta Gezim Hajdari, da diversi anni esule in Italia.

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Italiano
Come Václav Havel, Besnik Mustafaj è un letterato politico. Accompagnato da Gezim Hajdari, lo scrittore-Ministro degli Esteri albanese ha rivelato al pubblico della chiesa di Santa Maria della Vittoria che tutti i poeti, in un modo o nell'altro, amano la politica. Figlio di un tesserato del partito e nipote di un anticomunista, quando era giovane, a casa sua di politica non ne parlavano mai. E quando nel 1976, privo di qualsiasi tipo di dissidenza o dilemma interiore, pubblicò le sue prime poesie, non riusciva a capire perché i suoi versi venissero tagliati dalla censura. Capì però che il lirismo dell'io, l'amore e la morte erano argomenti proibiti. E capì anche che la dittatura è destinata a generare i suoi stessi avversari, coscienti o incoscienti. Per anni si è sentito come la donna della leggenda, sepolta viva nelle fondamenta del castello di Scutari. Oggi più che un impossibile equilibrio tra attività politica e letteraria, cerca di non tradire una delle sue anime con l'altra. Alla ricerca della verità, ha cercato di riscrivere la sua storia in versi ripubblicando in "Leggenda della mia nascita" le sue poesie dal '76 all' '86. Un estratto della pubblicazione con la traduzione in italiano di Gezim Hjdari è disponibile presso la segreteria del Festival.

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