10/09/2011 - Consapevolezza verde

IL CIBO NON VA BUTTATO!

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Ogni anno in Italia vengono buttati nella spazzatura 12 miliardi di prodotti alimentari. Una quantità di cibo che potrebbe sfamare gli abitanti di una popolazione pari alla Spagna, tre quarti della popolazione italiana. Lo spreco alimentare è una cattiva abitudine, per troppo tempo sottostimata, e così diffusa nella nostra società da coinvolgere tutti. Partendo dal rapporto Il libro nero dello spreco in Italia: il cibo curato da "Last Minute Market", Andrea Segré, preside della Facoltà di Agraria dell'Università di Bologna, e il direttore di "Altraeconomia" Pietro Raitano, mettono in luce gli sprechi e le loro gravi conseguenze non solo economiche, ma anche ambientali, nutrizionali e sociali, cercando di individuare quei comportamenti scorretti ai quali è possibile porre rimedio modificando, anche di pochissimo, le proprie abitudini quotidiane.

Servizio di navetta APAM: partenza da Piazza Sordello ore 17.00, ritorno da Bosco Virgiliano ore 19.30.

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Italiano

Questo pomeriggio nella verde quiete di Parcobaleno si è tenuto l'incontro con Andrea Segré e Pietro Raitano. Il primo, preside della facoltà di Agraria di Bologna, è l'ideatore di "Last Minute Market" (uno 'spin-off' dell'università di Bologna). Il secondo è il direttore del mensile "Altraeconomia", che propone un modello economico alternativo a quello consumistico.
I dati sullo spreco alimentare parlano chiaro: il sistema economico attuale non è eco-sostenibile. Come uscire dalla montagna di rifiuti che ci circonda? Come modificare un'economia basata sul consumo e sullo spreco? Le proposte che invitano la popolazione a uno stile di vita più 'eco-friendly' sono numerose.
Il futuro del nostro pianeta è, però, nelle mani di ciascuno di noi e nelle mani delle classi dirigenti economiche e politiche. Tutti noi potremmo prestare attenzione ad accorgimenti piccoli nel quotidiano, ma che potrebbero fare una grande differenza. Molti politici ed economisti, invece di rispondere alla crisi con un'ulteriore crescita assai nociva, dovrebbero iniziare a costruire un'altra economia, che proponga un benessere alternativo. Un benessere, che prometta equamente quantità e qualità a tutti gli abitanti della terra.

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