08/09/2012 - Blurandevù

BLURANDEVÙ. Volontari, all'intervista!

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Massimo Carlotto è uno degli scrittori italiani che meglio ha saputo piegare un genere come il noir per descrivere i mutamenti culturali e antropologici in atto nel nostro paese. Nelle storie dell'Alligatore, passando per Arrivederci amore, ciao fino al recentissimo Respiro corto, Carlotto ha disegnato la progressiva decomposizione morale del Nordest. Liquidati gli ideali rivoluzionari che avevano segnato la stagione degli anni '70 e maturata una totale sfiducia verso le istituzioni, la presenza della criminalità sul territorio si è fatta sempre più pervasiva e accettata in ogni settore della società, al punto che malavita, finanza e settori produttivi si trovano a giocare insieme la partita della globalizzazione. Dello sguardo del noir sul mondo contemporaneo e della necessità di far luce sulle zone d'ombra del nostro tempo Carlotto parla con i ragazzi di blurandevù.

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Italiano

Marco Buratti, meglio noto come l'"Alligatore", è uno dei personaggi seriali più famosi nel genere noir italiano. L'incontro "Blurandevù. Volontari, all'intervista!" di ieri sera, con ospite Massimo Carlotto, si è aperto proprio introducendo questo suo grande personaggio. Vent'anni fa, dopo il successo del suo primo romanzo, "Il fuggiasco", e dopo l'esperienza dell'America Latina, che stava vivendo la delicata fase di passaggio dalle dittature alle democrazie, l'autore sentì il bisogno di inventare un personaggio al limite tra le istituzioni legali e la malavita, che gli permettesse di indagare quella vasta zona d'ombra tra giustizia e criminalità. Nacque così un investigatore non-violento, appassionato di blues e gran bevitore di calvados (due delle grandi passioni dello stesso Carlotto), che come il suo creatore è ossessionato dalla ricerca della verità. A differenza di molti altri tipi di noir, quali la graphic novel "Sin city", nei libri di Carlotto i personaggi non sono mai o bianchi o neri. Questa distinzione è legata alla funzione consolatoria insita nel genere stesso del romanzo criminale. A partire da Sherlock Holmes in poi, il bene deve sempre vincere sul male. All'autore italiano interessa investigare a fondo il «terziario del crimine». Un mondo dai toni grigi e confusi, sospeso appunto tra ingiustizia e legalità, che si evolve con il passare del tempo. La «malavita vecchio stile», di cui Begnamino Rossini, reale amico di Carlotto trasformato in personaggio letterario, rappresenta l'eroe, è una forma di criminalità regolata ancora da un codice d'onore. La svolta è avvenuta all'inizio degli anni '90, nel momento in cui la criminalità organizzata si è adeguata alle nuove regole del mondo globalizzato, trasformandosi in una spietata multinazionale priva di regole. Begnamino Rossini, rendendosi conto di questo grande cambiamento, decide di ritirarsi e cominciare a lavorare.  «Il romanzo poliziesco è uno strumento per raccontare la realtà politica di un paese», e la realtà italiana è piuttosto problematica. Essendo la criminalità organizzata strettamente legata alle istituzioni politiche e governative, difficilmente i giornalisti possono raccontare la verità, non possono denunciare i crimini. In prima pagina e sui tg troviamo, di solito, grandi delitti familiari, con moventi assolutamente privati e personali, mentre solo qualche raro trafiletto accenna a i ben più gravi delitti sociali (Carlotto ricorda, per esempio, il problema della sofisticazione alimentare). L'enorme buco informativo lasciato da un giornalismo impotente viene coperto dai noir. Poliziotti, magistrati si dedicano alla scrittura di questo genere di libri, per poter raccontare la verità. Il pubblico, desideroso di conoscere la realtà che lo circonda, è molto attento e pretende che gli autori gli forniscano i mezzi per verificare i dati e le verità contenuti in questi «romanzi-inchieste». Massimo Carlotto ha dedicato anni di studio e approfondimenti, conducendo delle vere indagini, solo per garantire la verità nei propri libri. Le case editrici, per questioni legali, sono poi costrette a negare la veridicità delle informazioni contenute nei romanzi. Basti sapere, però, che all'autore sono servite 2000 pagine d'inchiesta, svolte insieme ad altri nove autori, per scrivere un romanzo di 160 pagine. Altro tema molto caro all'autore è la tragica realtà dei deseparecidos. Un lontano ramo della sua famiglia, trasferitosi in Argentina, fu direttamente coinvolto in queste sparizioni segrete. Estela de Carlotto è la presidente delle "Madri di Plaza de Mayo", le coraggiosissime madri dei deseparecidos, che da decenni combattono per amore dei propri figli e della verità. Verità: l'ossessione dell'"Alligatore". Verità: la 'parola-ombrello' di Carlotto (i volontari hanno chiesto all'autore di scegliere una parola che susciti in lui senso di sicurezza e protezione). Verità.

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