07/09/2013 - Consapevolezza verde

CHE COSA CI RESTA DA MANGIARE. 2050: futuri possibili

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La produzione di cibo è una delle questioni cruciali che si presenteranno nei prossimi decenni, a causa dell'aumento della popolazione e della trasformazione delle abitudini alimentari. L'idea che un approccio intensivo nell'agricoltura e nell'allevamento avrebbe potuto soddisfare all'infinito il fabbisogno di cibo del pianeta si è dimostrata fallimentare da tempo, causando l'impoverimento dei terreni e delle falde acquifere e il loro inquinamento provocato dai concimi chimici. Davide Ciccarese ("Il libro nero dell'agricoltura") e Luca Colombo ("Diritti al cibo!") provano a fare qualche previsione su cosa e quanto avremo da mangiare da qui al 2050, anche alla luce dei cambiamenti climatici in atto, cercando di capire il ruolo che potrà giocare l'agricoltura biologica.

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Nel mondo l'approvvigionamento alimentare rappresenterà il tema con maggiori sfide nel prossimo futuro. Le politiche del sistema economico e di quello agricolo dovranno rispondere a quesiti sempre più stringenti. La quantità di terra arabile coltivata nel mondo è di circa un miliardo e quattrocento milioni di ettari, circa un miliardo e quattrocento milioni di persone si dedicano all'agricoltura in qualche modo, circa un miliardo e quattrocentomila tonnellate di cereali sono destinate alla zootecnia e alla produzione di biocarburanti. Incredibilmente poi, circa un miliardo e quattrocentomila sono le tonnellate complessive di cereali destinati all'alimentazione diretta. Nonostante il problema degli sprechi sia reale il sistema è in equilibrio, a livello mondiale.
Si stima, stando a studi autorevoli, commissionati dalla FAO, che da qui al 2050 la popolazione della Terra passerà dagli attuali sette miliardi di individui a ben nove miliardi, di cui una metà dislocata in campagna e l'altra in città. Nonostante si possano prospettare le migliori condizioni di equilibro possibile, e rimanendo ottimisti per il futuro, bisognerà comunque tener conto di due variabili e dei loro effetti sulla produzione alimentare del mondo: la quantità di prodotti agricoli dirottata alla produzione di biocarburanti (in qualche modo più economici degli altri e inesauribili, perciò sempre più richiesti) e i cambiamenti climatici, che determineranno l'inaridimento dei suoli. L'incidenza dei due fattori è una determinante fondamentrale perché non si sa quanto essi potranno incidere sulla produzione alimentare globale.
Se si guardia alla sola Italia, circa il tre per cento dei prodotti alimentari resta sul campo, colpa dei troppi passaggi dalla produzione alla distribuzione. Il sistema economico avvantaggia il venditore a discapito del produttore e la disparità tra un'azienda agricola in Italia e un'industria che lavora i prodotti agricoli è di circa quarantanove volte. Un altro problema affrontato è l'esponenziale aumento dell'energia usata per la produzione agricola che abbatte maggiormente i guadagni in questo settore.
Le soluzioni proposte, forse le uniche da mettere in atto, sono innovazione e svecchiamento del sistema. Ricambio generazionale in agricoltura e ricerca. Questa ricerca dovrà operare su due fronti: da un lato proporre nuove tecnologie dirompenti quali hamburger clonato, fattorie verticalizzate, dall'altro suggerire abitudini alimentari aliene ma possibili, tipo insetti, alghe... La terza via proposta è rappresentata dall'intensificazione e dalla massificazione della produzione agricola, che purtroppo finora non ha ottenuto i risultati sperati.

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