04/09/2014 - Giallo italiano

IL GIALLO D'INTROSPEZIONE

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C'è una linea introspettiva che attraversa il giallo italiano e che congiunge scrittori apparentemente lontani come Elisabetta Bucciarelli e Davide Longo. Maria Dolores Vergani - protagonista di Dritto al cuore, Ti voglio credere e numerosi altri romanzi della Bucciarelli - è un'ispettrice che di fronte alla ricerca della verità si trova a rimettere in gioco ogni volta le proprie relazioni, i patti con il passato, la distanza di sicurezza che la protegge dagli altri. Il Corso protagonista di Il caso Bramard di Longo è un uomo che ha scelto di uscire dal mondo, e che torna alle indagini solo per fare definitivamente i conti con se stesso e con il suo nemico.

Coordina Luigi Caracciolo, sostituto commissario di polizia.

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Italiano

Cosa accomuna i romanzi gialli di scrittori apparentemente lontani come Elisabetta Bucciarelli e Davide Longo? In primis, il fatto di essere delle 'fiabe nere', genere di cui il libro di Bucciarelli può appunto considerarsi il capostipite. E sul concetto di fiaba si apre l'evento al Liceo Virgilio, coordinato dal commissario di polizia Luigi Caracciolo nelle vesti di appassionato lettore. «Adoro le fiabe perché gli aspetti fantastici sono quelli più veri», spiega Bucciarelli. Maria Dolores Vergani (protagonista di "Dritto al cuore" e numerosi altri romanzi della Bucciarelli)  è un'ispettrice che «guarda il mondo da una piccola finestra» e, di fronte alla ricerca della verità, si trova a rimettere in gioco ogni volta le proprie relazioni, i patti con il passato, la distanza di sicurezza che la protegge dagli altri. Il Corso protagonista di "Il caso Bramard" di Longo è un uomo che ha scelto di uscire dal mondo, e che torna alle indagini solo per fare definitivamente i conti con se stesso e con il suo nemico. Non è un fan delle fiabe, Longo: «Ho fatto vedere a mia figlia 'Il signore degli anelli' saltando le parti con gli Hobbit. Perché io odio le fiabe». Ma, alla fine, entrambi gli autori hanno scritto un giallo, «genere che, di fatto attraversa tutta la grande letteratura, dai "Promessi sposi" alla Russia dell'Ottocento», spiega Caracciolo. Quelli dei due autori sono gialli atipici, che lasciano situazioni irrisolte (come quelli di Fred Vargas). E non potrebbe essere altrimenti, visto che un genere non può durare in eterno. Ha bisogno di essere riscritto. Un po' come successe al western, spiega Longo «che all'inizio vedeva gli indiani come cattivi. Poi, andando avanti, le cose sono cambiate». «A me i cattivi non interessano» è invece il commento di Bucciarelli, «Voglio solo sapere perché la vittima diventa tale». Entrambi gli autori hanno scritto poi dei gialli 'lenti', che non hanno la velocità di quelli d'azione. «Spesso un giallo è avvincente anche se la scrittura, qualitativamente, non è il massimo» raccontano gli autori, «perché si tratta comunque di storie belle. E il giallo sembra essere rimasto l'unico baluardo della cosiddetta letteratura impegnata, quella che racconta la società». Ma, alla fine, l'importante è conquistare il lettore. Come facevano i gialli di Agatha Christie, «che oggi piacciono ancora, anche se sono all'antica. È come scrivere a matita per poi tornare al pc. Il vecchio può convivere col nuovo».

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