05/09/2003 - In Limine. Quando la poesia si contamina

Gëzim Hajdari con Luigi Manzi

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Nato in Albania, Gëzim Hajdari vive come esule in Italia dal 1992 dopo essere stato costretto ad abbandonare il proprio paese in seguito alle minacce subite per la denuncia, come giornalista, di crimini e ingiustizie perduranti anche dopo la caduta del regime comunista. Poeta in italiano e in albanese, ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Montale per la poesia inedita. Nelle sue raccolte ("Antologia della pioggia"; "Stigmate") testimonia la sua condizione di poeta migrante tra le terre, le nazioni e le lingue. Introduce il poeta Luigi Manzi.


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Italiano

I versi di Gezim Hajdari sono «sassi scagliati controvento» con un gesto definitivo, senza altre possibilità. La sua poesia, definita dall'amico Luigi Manzi «chiara e leggibile», traduce un atteggiamento schietto e leale nei confronti della scrittura e dei suoi sentimenti, una sincerità che, talvolta quasi crudele, è parte essenziale del suo io più centrale, quella zona recondita in cui è radicato il suo essere poeta. Piccolo uomo dal viso scarno e scavato, più vicino all'immagine di un pastore sardo che allo stereotipo del letterato, Gezim Hajdari è «un esule esiliato nell'esilio» che, in fuga dalla sua terra, l'Albania, vive, ricalcando le orme di Abramo, nel cammino del migrante, ospite del mondo, come unica patria il suo corpo. Il suo non è un tradimento delle radici, bensì un crearsi ogni giorno una nuova patria, un costante morire e rinascere nella sua condizione di errante. E la parola, luogo di tormento, conforto, contaminazione tra lingue diverse («scrivo in italiano e soffro in albanese»), emoziona fortemente già al primo impatto, dice il dolore della separazione, ma anche la libertà di esprimere il proprio pensiero dovunque e comunque, senza vincoli di nessun genere. Nell'intimo cortile della Beata Osanna, l'emozione è palpabile fin nella rugiada che imperla i fili d'erba, ma non è l'unico dono che questo straordinario poeta ci lascia: il suo incontro ci insegna l'immenso valore dell'interazione e della contaminazione tra culture differenti. Da non dimenticare mai.

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