10/09/2005 - Prima di spegnere la luce

PRIMA DI SPEGNERE LA LUCE


2005_09_10_167

Introduce Piero Dorfles, intervengono Sarah Dunant, Marcello Fois, Mario Fortunato, Antonio Pascale e James Sallis


La giornata del Festival è ormai finita e tutti stanno per andare a dormire, già pensando agli eventi di domani. Ma c'è sempre qualcuno che ha voglia di tirare tardi, e di fermarsi in piazza a far due chiacchiere. Per tutti coloro che sono stanchi ma non sfiniti, Festivaletteratura ha pensato a "Prima di spegnere la luce", una serie di eventi intorno a temi, ora più seri, ora più lievi, che stanno sulla soglia tra il giorno e la notte. In caso di maltempo, l'evento si terrà al Teatro Bibiena. La parola di questa notte è INSONNIA

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Finalmente libero dall'incubo pioggia, l'ultimo "Prima di spegnere la luce" si svolge nel suo sito d'origine in piazza Leon Battista Alberti. Piero Dorfles colloca l'insonnia, tema della serata, a cavallo tra la luce, il buio e l'alba, i temi precedentemente trattati. Sarah Dunant legge un passo dal suo ultimo libro che descrive l'insonnia di una giovane, che pensa al mondo che c'è fuori e ritiene il dormire una perdita di tempo. L'insonnia provocatagli dal troppo buio è il ricordo che Antonio Pascale ha di un soggiorno in un villaggio abusivo che alla fine gli fa capire che se racconti solo la luce, non hai quel quadro completo che ottieni se inserisci anche il buio e l'oscuro. Tutti gli scrittori sono anche lettori e possono diventare insonni quando leggono altri autori ed iniziano a pensare di non potere più scrivere. Questo è l'effetto che fa Faulkner su Marcello Fois, che legge un brano dell'autore del Mississippi dove troviamo una nuova visione dell'insonnia. Mario Fortunato si definisce un appassionato del sonno e quindi a completo digiuno dell'argomento della serata, ma ricorda nitidamente un racconto di Ingeborg Bachman che gli ha trasmesso l'esatta sensazione di angoscia di una signora insonne che continua a sentire dei cani abbaiare. Chiude la serata James Sallis che si fa passare la chitarra ed esegue due intense canzoni del suo amato blues, il modo migliore che lo scrittore dell'Arkansas ha per descrivere l'insonnia e per regalare a noi momenti meravigliosi adatti ad allontanare il sonno.

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