08/09/2011 - Tracce. Live e on demand su telecomitalia.com

PADRI STRANIERI, FIGLI ITALIANI?

2011_09_08_TR1530

Piazza dell'Unità. Realtà e immaginario sulla seconda generazione di stranieri; genitori e figli ai tempi del web 2.0. Ne parlano Maurizio Matrone e Mihai Mircea Butcovan.

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Italiano

Il mondo è bello quando è vario, è brutto quando è assurdo. E una delle questioni più assurde, oggi, riguarda tutti quei ragazzi nati in Italia da genitori stranieri: ragazzi che sono a tutti gli effetti italiani, ma che fino a 18 anni sono per legge stranieri. Questo è l'argomento di "Tracce" di giovedì pomeriggio alla tenda Sordello, dove Mihai Mircea Butcovan e Maurizio Matrone discutono di "Padri stranieri, figli italiani?" lasciando appunto delle "tracce" che possono rimanere orme da seguire.
L'argomentazione di Butcovan è spietata nel distruggere l'assurdità di chi si ferma alle apparenze (la lingua, il colore della pelle) e cita la "Lettera a una professoressa" per spiegare come la situazione di questi 'italo-stranieri' sia la stessa di quegli italiani degli anni '60 che venivano esclusi dalla certezza di una vita dignitosa.
I ragazzi nati in Italia da figli stranieri vivono in bilico tra l'Italia, a tutti gli effetti loro patria e loro futuro, e i loro genitori, portatori di tradizioni diverse: vengono definiti immigrati anche se non si sono mai spostati da nessun Paese perché la burocrazia non tiene conto di una situazione di fatto, ingabbiandoli dentro un'immagine che continua a creare pregiudizi. Matrone, che è stato per 21 anni poliziotto, parla del ruolo che la polizia ha verso questi ragazzi: spesso sono i poliziotti, insieme alla scuola, quelli che entrano maggiormente in contatto con loro. Ma la comunicazione è difficile: i poliziotti non conoscono lingue e tradizioni dei genitori dei ragazzi, e così il contatto resta distante e la conoscenza nulla. Nascono quindi diffidenze e pregiudizi, fino ad arrivare alle assurdità di quei politici che predicano una divisione totale tra italiani e stranieri dimenticando quanto sia labile oggi la definizione di italiano. Si conclude con Butcovan che, nato in Romania, legge perfettamente una lettera scritta in dialetto milanese. Per qualcuno basta conoscere il dialetto per essere un buon italiano: e allora ecco la prova di un perfetto uomo italiano, anche se non è nato qui.

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